La crisi che non c’era

Sembra a chi scrive che possa essere utile fare il punto sullo stato dell’economia italiana all’inizio di questo nuovo anno. La proliferazione dell’informazione, fatto di per sé indiscutibilmente positivo, può infatti avere talvolta degli effetti negativi sulla possibilità che il pubblico ha di formarsi un quadro della situazione coerente con le sue caratteristiche ‘vere’. E ciò non vale soltanto per il ‘pubblico’ nell’accezione più comprensiva del termine, ma vale anche talvolta per professionisti, giovani, studenti, gruppi importanti nella vita del paese che hanno bisogno di formarsi un quadro, se non ‘vero’, almeno comprensibile di come la situazione economica vada evolvendo e di quali possano essere le prospettive per il futuro prevedibile.

Da questo punto di vista, il nostro Istituto nazionale di statistica compie un’opera meritoria, aggiornando costantemente le informazioni sui diversi aspetti dell’attività economica (e non), e pubblicandole in rete, dalla quale possono essere acquisite a costo sostanzialmente nullo. (Ovviamente stiamo parlando di informazioni molto sintetiche; le basi di dati vere e proprie sono talvolta accessibili con difficoltà leggermente maggiori, e alcuni prodotti assai specifici sono in vendita: ma questi non ci interessano in questa sede). Aprendo dunque il sito dell’Istat, www.istat.it , mediante una piccola ricerca ci si può formare un quadro abbastanza non ambiguo della situazione attuale.

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La pagina iniziale del sito presenta, in alto a destra, una tabellina intitolata ‘quadro economico’, assai semplice da leggere e che rimanda automaticamente a documenti in cui le singole cifre qui riportate vengono discusse in dettaglio, metodologie di raccolta dei dati incluse: la riportiamo qui in forma di immagine per la comodità del lettore.

L’interpretazione e il commento non sono ardui. Rispetto allo stesso periodo del 2008, nel terzo trimestre del 2009 il PIL italiano è diminuito del 4,6%; e nel mese di novembre 2009 la produzione industriale è stata del 7,9% inferiore a quella del novembre 2008. Numeri orrendi, addirittura più di quanto non appaia a prima vista: si ricordi infatti che queste sono variazioni negative calcolate rispetto a periodi equivalenti del 2008, quando la situazione non era già particolarmente positiva (vale forse la pena di ricordare che la crisi del credito che ha generato la situazione attuale era già ‘vecchia di un anno’, nel senso che era divenuta di pubblico dominio nell’estate del 2007).

Vista la produzione, guardiamo ai prezzi. Si è fatto nei giorni scorsi un gran parlare della ‘ripresa dell’inflazione’: evidentemente, i sostenitori di questa tesi fanno leva sull’andamento dell’indice dei prezzi al consumo, che nell’anno da novembre a novembre è aumentato di ben lo 0,7%. Ma è inflazione questa, si ha il diritto di chiedere? Non è forse utile, anzi necessario, guardare all’andamento dei prezzi alla produzione, che nello stesso periodo sono diminuiti del 3,1%? Poiché se si guarda ad entrambi, allora si può notare che i prezzi al consumo salgono, ma di poco, e che quelli alla produzione scendono, e di molto: non sarebbe allora possibile dire che siamo in presenza di deflazione, una situazione entro la quale però la distribuzione non rinuncia ad un ulteriore 0,7% di aumento dei prezzi?

Infine, l’occupazione, ma qui il dato si commenta da solo.

Il quadro che emerge da questi numeri non è affatto rassicurante. Tuttavia lo è ancor meno quando lo si integri con i dati sull’andamento del reddito e dei risparmi delle famiglie relativi al III trimestre del 2009 (sempre di fonte Istat). Dal comunicato stampa che diffonde questi dati ricaviamo che la quota del reddito disponibile che le famiglie hanno destinato al risparmio è cresciuta (leggermente) tanto rispetto al trimestre precedente che allo stesso trimestre del 2008; la loro spesa per consumi finali è diminuita dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, e il loro reddito disponibile dello 0,4%. Infine, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1,6% rispetto allo stesso trimestre del 2008. (Viene da pensare a chi sosteneva che la recessione fa bene ai percettori di reddito fisso perché a parità di reddito nominale il loro potere d’acquisto aumenta.)

Questo è il quadro dell’economia italiana nella seconda metà del 2009. Che sia migliorato sensibilmente durante le vacanze natalizie ci sembra francamente poco probabile.

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