Il Fondo Monetario si pente, l’Europa non ancora

Il 20 maggio scorso un gruppo di lavoro interno al Fondo Monetario Internazionale ha completato uno studio che, pur sotto un titolo tecnico e poco sensazionale, rivaluta complessivamente la inadeguatezza delle scelte che il Fondo stesso, insieme a Commissione Europea e Banca Centrale Europea, hanno imposto alla Grecia dal 2010 in avanti. Voglio fare due tipi di valutazione: una su che cosa ci dice davvero questo rapporto sulle immense responsabilità della troika; e una, più breve, sulle reazioni rabbiose del signor Olli Rehn a fronte della pubblicazione del rapporto.

Il rapporto. Anche chi, come chi scrive, è stato ed è fortissimamente critico di quelle scelte, deve dare atto del fatto che si tratta di un lavoro ben fatto, ben strutturato, certo molto cauto ma anche apertamente critico di errori di valutazione, di analisi, di comportamento commessi dalla troika.

Un capitolo centrale del rapporto è quello che presenta i risultati delle politiche adottate dal governo greco a seguito della condizionalità imposta dalla troika. Ed una delle considerazioni che va messa in evidenza è questa:“..erano obiettivi fondamentali [del programma] che venissero restaurate aspettative positive e crescita. Questi obiettivi non sono stati raggiunti. E ciò solleva quesiti importanti sul disegno complessivo del programma”

         Come mai questa valutazione non ci sorprende affatto?In un articolo pubblicato da l’Unità il 22 febbraio 2012 scrivevamo: “Il costo che l’economia e il popolo greco hanno dovuto e dovranno sopportare […] è immenso..”  Come lo sapevamo? E perché il Fondo (la troika) non lo sapeva? Noi lo sapevamo perché la buona teoria economica dice che quando un’economia si vede sottrarre dosi massicce di spesa pubblica finanziata in disavanzo, quell’economia deve soffrire necessariamente. Mutatis mutandis, si tratta di niente altro che della recessione generata da noi dai solerti fautori della cosiddetta ‘austerità’.

Ma il Fondo (la troika) perché non lo sapeva? Beh, per ignoranza, ovviamente, vera o presunta. Il Fondo ci dice oggi che aveva basato le sue aspettative di recessione “su di un moltiplicatore troppo basso”: in soldoni, si aspettavano che ogni taglio al disavanzo pubblico greco di un euro, l’economia reale si sarebbe contratta di ‘solo’ 50 centesimi. Ma che modo di ragionare è questo!? Si toglie un euro dall’economia, e quella non se ne accorge!? O non sarà piuttosto che quell’euro tolto moltiplicherà il danno perché riducendo la domanda di beni e servizi di un euro anche i redditi si ridurranno di un euro, il che ridurrà ancora la domanda, il che ridurrà ancora i redditi…

Si tratta dello stesso modo di ragionare del governo inglese, così come di tanti altri governi europei, i quali hanno dovuto trovare una qualche sorta di giustificazione ‘scientifica’ alle proprie scelte recessive: e l’hanno trovata, ironia della storia, nelle stime di quel ‘moltiplicatore Keynesiano della spesa che, come dice la parola stessa, moltiplica, amplifica gli effetti di espansioni e contrazioni della spesa pubblica, non le smorza!

Un altro elemento critico messo in evidenza dal rapporto è che le resistenze della società greca al depauperamento sono state più forti di quanto la troika non avesse preventivato. Incredibile. Che cosa si aspettavano, che i cittadini greci avrebbero chiesto di donare più di quanto il governo non detraesse dai loro salari e dalle loro pensioni giorno dopo giorno!? Ma che cosa andavano a fare i funzionari della troika, quando andavano in Grecia? Non avevano il tempo di documentarsi sulle condizioni di vita, i salari medi, la domanda di assistenza sanitaria? Mah.

Tutto ciò detto, veniamo alle reazioni alla pubblicazione del rapporto. Olli Rehn è un ex calciatore finlandese, dal febbraio 2010 commissario europeo per gli affari economici e monetari e dall’ottobre 2011 vice-presidente della commissione europea. Tranne per il fatto di essere stato un calciatore, il signor Rehn ha dunque avuto responsabilità istituzionali enormi nel massacro dell’economia greca e nella recessione che oggi attanaglia tutto il sud Europa e che al nord è ‘soltanto’ stagnazione. Ad una conferenza che si teneva ad Helsinki venerdì scorso, il signor Rehn ha detto di non ritenere corretto e giusto che il Fondo si lavi le mani degli errori commessi e getti l’acqua sporca sugli europei. Che cosa il signor Rehn reputi giusto e corretto è, ovviamente, un suo problema. Che egli non ammetta che il problema che la troika definì ‘greco’ greco non era, ma europeo, è problema di tutti.

Auspichiamo anche noi, come molti, che la Commissione pubblichi il suo resoconto del disastro procurato alla Grecia e, per ora in misura minore, all’Europa tutta.

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