La BCE prossima al taglio dei tassi. Perché l’Euro non si sta deprezzando?

Da alcuni giorni vengo argomentando che le misure di politica monetaria espansiva che molti si attendono dalla BCE il 5 giugno prossimo avranno sull’economia reale effetti minimi e non duraturi. Tranne che, ho precisato, sui salari e sui bonus di CEO, CFO e CIO di banche, fondi comuni di investimento e intermediari finanziari in genere. Il che non è però, ovviamente, uno degli obiettivi di eventuali azioni di carattere espansivo.

Sembra di capire che una delle ragioni principali che spingeranno all’azione sia la percezione in ambienti BCE che si stia affermando nell’Unione Economica e Monetaria una netta tendenza alla deflazione. [Nel breve lasso di tempo intercorso tra la pubblicazione di questo pezzo in inglese, ieri, e questa pubblicazione in italiano, abbiamo appreso che il tasso di inflazione in area UEM è ulteriormente sceso dallo 0,7% allo 0,5%, un quarto di quel 2% che rappresenta l’obiettivo assegnato alla BCE.] E sembra di capire che tale spirale rappresenti un pericolo serio, contro il quale occorre combattere attraverso manovre monetarie che tengano conto del fatto che un Euro troppo apprezzato contribuisce molto all’instaurarsi, e al perpetuarsi, di questa spirale.

Tre considerazioni:

Senza scomodare trattati e statuti, a me sembra di ricordare almeno un discorso pubblico di Wim Duisenberg, primo presidente della BCE, con il quale egli affermava con forza che il cambio dell’Euro non è un obiettivo della BCE. Sarebbe carino sapere che cosa è cambiato nel frattempo, o se invece non fosse Duisemberg ad aver interpretato male il suo mandato. O magari sono cambiati i trattati;

2. La proposizione secondo cui un Euro apprezzato è tra le cause della spirale deflazionistica è derivata da un ragionamento semplice: da un lato un Euro forte rende le importazioni più attraenti, in particolare quelle di prodotti energetici; dall’altro, esso trattiene in casa merci e sevizi che altrimenti prenderebbero la strada dei mercati esteri. Ma non si sta allora proponendo ciò che un tempo chiamavamo ‘svalutazioni competitive’? Anche in questo caso è cambiato qualcosa?

3. Infine: perchè l’Euro non si sta deprezzando nei confronti del Dollaro Usa, visto il grande consenso circa gli effetti delle misure che ci si attende verranno prese il 5 giugno? Ecco qualcosa a cui pensare:

  1. Così come l’inflazione non è sempre e dovunque un fenomeno monetario,
  2. Così non lo è neanche la deflazione,
  3. E apprezzamenti e deprezzamenti non sono guidati dai differenziali attesi nei tassi di crescita degli stocks di moneta.

Link alla versione pdf

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