Aspettando Tsipras

Estragone e Vladimiro sono in attesa di Godot. Le questioni sono due, dice la critica: situazione di Attesa, con la ‘a’ maiuscola, e identità di Godot. Beckett, ovviamente, reagisce nervosamente a chi gli chiede chi sia questo ‘Godot’: la vita? La luce? Se lo sapessi, dice, lo avrei scritto nel copione!

Beh, con una punta di presunzione possiamo rispondere noi: fino all’altro ieri, 22 gennaio, Mario Draghi era Godot; adesso lo è Alexis Tsipras. Si attendeva luce sul QE, si attende luce sul risultato delle elezioni in Grecia.

Dirò poco su questo tema, deprimente piuttosto che interessante. Solo due punti.

1. I personaggi

1.1 Pochi sanno, e chi conta fa finta di non sapere, che il signor Samaras, attuale primo ministro del governo greco e candidato favorito dagli austeri europei, è membro storico di Nea Democratia, il partito al potere per anni e anni prima che Fitch attaccasse il governo greco nell’autunno del 2009. Il signor Kostas Karamanlis, presidente del consiglio per due legislature a partire dal 2004 e dunque presumibilmente non del tutto estraneo all’accumularsi di debito del suo governo, è nel frattempo completamente sparito dalla scena politica (greca, la statura per stare in quella europea non c’era);

1.2 Chi conosce l’economia greca (cioè NON le anime belle che blaterano di saldo di bilancia commerciale e di bilancio in pareggio a prescindere), sa che essa può essere definita un’economia paleocapitalistica. Chi lo dice? Il Financial Times, che di capitalismo se ne intende. Quello stesso Financial Times che riporta come i greci definiscano ‘diaplekomenoi’ (‘ammanicati’) o ‘davatzides’, (‘papponi’) – si perdoni la volgarità, è del Financial Times: http://www.ft.com/intl/cms/s/0/6c55d1ba-980b-11e4-84d4-00144feabdc0.html#axzz3PlwfXyTT) – i membri di quelle famiglie per bene che hanno distrutto il paese accumulando privilegi, prebende, posti pubblici e ricchezze, evadendo le tasse. Lo dice il Financial Times.

1.3 La Grecia, e il suo popolo, sono stati affamati prima dalle suddette oligarchie e poi, come tutti sanno, dalla troika. In nome del pareggio di bilancio e del ‘i debiti si pagano’: non che li debbano pagare le suddette oligarchie, ovviamente, ma chi lavora (o chi vorrebbe lavorare, visto il tasso di disoccupazione che insanguina il paese).

1.4 Alexis Tsipras. E come mai il Financial Times scopre Tsipras, e parla male anch’esso delle oligarchie come ne parla male Tsipras? Parla male delle oligarchie perché è a favore del libero mercato. E Tsipras di cosa parla? Del fatto che in Grecia occorre avere più libero mercato, contro i poteri delle oligarchie. In che tempi strani viviamo!  ‘Destra’ finanziaria e ‘sinistra’ politica trovano un terreno comune in quel ‘libero mercato’ di cui la Grecia ha tanto bisogno.

2. E di cosa parlano Estragone e Vladimiro mentre aspettano Tsipras? Ah, qui imbarazzo della scelta non ce ne è davvero. Il signor Courè, che mi dicono faccia parte dell’organo di governo della BCE, dichiara che la BCE politica non ne fa, ma detto ciò aggiunge che essa acquisterà debito greco solo se… E il primo ministro finlandese dichiara che “noi non siamo nel business del perdonare il debito”. Congratulazioni, signor primo ministro, un contributo cruciale all’analisi della situazione drammatica in cui versa gran parte dell’Europa. E, perdoni l’indiscrezione, in che business è lei, esattamente? E il signor Schäuble che dice? Dice che dell’Europa e della sua costruzione non gliene frega nulla, l’importante è che “chiunque vinca le elezioni paghi i debiti”. Fatto che Tsipras non mette minimamente in discussione, si badi bene. Ma è Tsipras a essere presentato come antieuropeo, non il ministro delle finanze del governo tedesco. Mah.

Lasciamo che i cittadini europei greci votino come meglio credono. Ma con un auspicio: che trovino in ogni caso in Europa quella fratellanza e quella solidarietà che le vergini vestali della miseria intellettuale e politica negano loro. E negano a noi tutti.

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