Aspettando una dimostrazione di forza e di solidarietà dall’Unione Europea.

di Luigi Familiari

Con estremo piacere pubblichiamo un articolo dell’Ingegner Luigi Familiari che offre un’analisi chiara della situazione Greca a seguito delle elezioni parlamentari di gennaio 2015 e degli effetti del protrarsi dell’ “approccio austero” come base della politica economica dell’Unione Europea.

Leggendo le ultime notizie relative alla reazione dei vari rappresentanti degli stati Europei al ”Tornado Tsipras” (senza dimenticate Varoufakis), viene in mente se l’approccio “austero” degli stati dell’Europa centrosettentrionale, possa essere sostituito da uno basato sulla solidarietà fra le nazioni.

Tale idea non dovrebbe fondare le sue radici in un senso di appartenenza Europea, a cui ancora i vari popoli non sono pronti, ma si baserebbe più su un senso di “solidarietà interessata”, ma molto bene accetta, come fu per il piano Marshall, senza quindi ipotesi di rientro del denaro (al momento non sono pervenute notizie di moniti dei Paesi adesso austeri nei confronti degli Stati Uniti).

Ogni ministro dell’economia di Paesi geograficamente ed economicamente congiunti alla Grecia potrebbe infatti essere portato a pensare che, se la Grecia dichiara bancarotta e annulla (anche solo parzialmente) i suoi titoli di debito credito, si concretizzerebbe probabilmente il seguente scenario:

1- La Grecia subirebbe un collasso dal punto di vista sociale che porterebbe un sostanziale impoverimento delle famiglie e delle imprese (qualora sopravvivessero) presenti sul territorio dando seguito a:

    1. crollo delle importazioni della Grecia da altre economie, e quindi in misura proporzionata dalla propria (energia, combustibili, beni alimentari, servizi, etc.)
    2. aumento delle importazioni dalla Grecia verso le altre economie, dato l’abbassamento vertiginoso del costo dei beni Greci (case, “pezzi da museo”, vacanze)

2- L’ammontare del debito Greco presente nelle varie nazioni, tutto o in parte, andrebbe sostanzialmente perso, tutto ciò a sfavore degli enti che fossero in quel momento in possesso, siano essi

    1. banche – il che porterebbe ad una diminuzione dei depositi con conseguente riduzione della liquidità disponibile per gli investimenti
    2. privati – il che porterebbe ad una diminuzione dei consumi delle famiglie
    3. governi – il che porterebbe ad un aumento del deficit senza un aumento della spesa pubblica

Tutto questo porterebbe ai Paesi contigui alla Grecia una riduzione del PIL e un aumento del deficit.

La soluzione sarebbe quindi quella di investire nella rinascita di questo piccolo stato Europeo, chiedendo il cambio alla Grecia di utilizzare le nuove risorse in un’ottica di lungo periodo, che non significa rispettare il (maledetto) vincolo del 3% sul rapporto deficit/PIL, significa considerare le nuove risorse dedicate agli investimenti in infrastrutture (strade, aeroporti, energie rinnovabili, etc) e centri di erogazione di servizi (università, ospedali, etc.).

Quanto dovrebbe investire ogni governo? L’ammontare esatto della cifra persa nello scenario sopra ipotizzato su un orizzonte temporale di 5 anni, o una cifra proporzionale tra I vari governi qualora si capisse che la somma delle cifre che I singoli paesi perderebbero ammonti a più di quanto sia necessario alla Grecia stessa (cosa secondo me probabile).

Un ulteriore risultato, al di là di quello economico, sarebbe che la Grecia verrebbe resa il fiore all’occhiello dell’Europa, dimostrando al mondo la forza di una effettiva unione europea (scritto in minuscolo in quanto sto menzionando il concetto invece che l’istituzione).

Sperando che qualora si attuasse una cosa simile non prenda il nome di “Piano Merkel” attendo curioso lo svolgersi degli eventi.

Ing. Luigi Familiari

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