We take care of our own (B. Springsteen)

Scrivevo in un pezzo del 28 aprile scorso che il risultato del referendum era ovvio, e lasciavo anche intendere tra le righe che la vittoria sarebbe stata di dimensioni comparabili a quella ottenuto dal remain nel referendum del 1973, quando due terzi degli aventi diritto al voto si espressero a favore della permanenza. Di più: ieri, giovedi 23, ho scritto il pezzo che avrei pubblicato oggi, debitamente ‘ripulito’, a vittoria confermata. E adesso debbo scriverne un altro. Ben mi sta. Perché?

1.Perché ho sbagliato previsioni/1.

Essenzialmente ho sbagliato perché ho ragionato da economista o, meglio, perché ho assunto che i cittadini britannici avrebbero dato molto peso alle considerazioni economiche, cioè alle perdite economiche che avrebbero subito (subiranno) in caso di sconfitta del remain. Non glielo hanno dato. Il che sta a dimostrare che ho sottovalutato drammaticamente il ruolo che avrebbero (hanno) avuto le considerazioni ideologiche, l’appartenenza etnica, la paura del confronto. Drammatico. Scrivevo che il popolo è conservatore: errato, il risultato di questo referendum dice che il popolo è reazionario, che vuol tornare allo statu quo ante.

2.Perché ho sbagliato previsioni/2.

In secondo luogo ho sbagliato perché ho dimenticato i miei studi di scienze politiche, dai quali avevo imparato che le elite politiche sono indispensabili per far funzionare un sistema a democrazia rappresentativa. Pensavo che il ruolo delle elite politiche fosse diminuito nel tempo, che l’aumento di istruzione, di reddito pro capite, il miglioramento delle condizioni di vita in generale, avessero prodotto capacità di analisi e livelli di coscienza crescenti, elevati al punto da avere il sopravvento sugli istinti tribali. Errore, quel ruolo è cruciale oggi come trent’anni fa. La miseria delle elite politiche europee, e in questo caso di quella britannica in particolare, sono la causa profonda di questo risultato di oggi.

3.Pensieri su ciò che avverrà

 3.1 Spinte alla disintegrazione della Gran Bretagna

Questo è uno dei problemi che in questo momento mi preoccupano di più. Il voto a favore dell’appartenenza è stato forte a Londra, in Irlanda del Nord, in Scozia. Le spinte centrifughe entro la Gran Bretagna saranno forti, e qualcuno parla già di una Gran Bretagna ridotta ad un’unione tra Midlands e Galles. Allo stesso tempo, in Irlanda del Nord Sinn Fein ha già chiesto un border poll di avicinamento all’Irlanda, paese fortemente pro UE. E sembra che la Scozia voglia rimettere sul tavolo la questione del proprio referendum sull’uscita dalla GB. In tutto questo, il grande statista Cameron si dimette: elite politiche miserabili, appunto.

 3.2 Spinte alla disintegrazione dell’Unione

La destra francese, quella olandese, quella italiana hanno già annunciato che “adesso è il nostro [loro, fs] turno”. E basta guardare ai governi in carica in quei paesi per farsi venire la pelle d’oca. Leggo che il governo tedesco, immagino per bocca del suo ministro agli affari europei, ha convocato un incontro urgente dei rappresentanti dei sei paesi fondatori della Comunità Economica Europea (Belgio, Francia, Germania, Italia, Lissemburo, Olanda, trattato di Roma del 1957). Bene, questo mi incoraggia. Certo, non rassicura il fatto che l’incontro sia riservato ai sei fondatori, come che questi fossero i depositari della fede, quelli che possono dare l’interpretazione autentica del disegno dei padri fondatori. Del resto, con le spinte xenofobe e separatiste tanto forti in tanti paesi, forse è bene tenere i loro governi fuori da questo primo ‘abboccamento’. Non so, occorre rifletterci.

 3.3 Instabilità finanziaria

Della estensione e pervasività della volatilità che vedremo nei prossimi giorni, settimane, probabilmente mesi e anni stiamo avendo un assaggio già in queste prime ore. Il dollaro Usa e l’oro tornano punti di riferimento di mercati alla ricerca di sicurezze, e il decennale tedesco passa per la prima volta a pagare un rendimento negativo. Si sta rifuggendo da sterlina inglese e da azioni e obbligazioni britanniche, ma si sta rifuggendo anche da quasi tutto ciò che è europeo, e in particolare dalle emissioni di governi dei paesi ‘periferici’ quali Grecia e Italia e dalle azioni delle imprese ivi localizzate.

 

4 thoughts on “We take care of our own (B. Springsteen)

  1. Il popolo inglese è “reazionario” e “tribale” ? Soros allora è Robin Hood

    Alberto Piccinini

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  2. “Il Comitato ha deciso: poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo”
    Bertolt Brecht
    1953-repressione dei moti operai

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  3. La cosa che nessuno ha capito degli inglesi è che Londra è ricca, ma l’inghilterra è povera. La Tatcher ha tagliato brutalmente i servizi sociali e la provincia britannica è colata a picco. Il referendum sull’indipendenza della Scozia è nato (anche) perché per trovare un lavoro decente, un giovane scozzese deve fare i bagagli e traslocare a Londra, o rassegnarsi a fare la fame.

    La Brexit sarà una catastrofe per l’economia inglese: appunto per questo. L’economia delle Midlands è già stata catastrofizzata. L’inghilterra profonda ha avuto l’occasione di vendicarsi su un piatto d’argento: fare a Londra quello che Londra ha fatto a lei. Non se l’è lasciata sfuggire.

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