Lo Stato NON È una famiglia

18 05 12

Premessa

Eppure ci sono economisti che sostengono che lo siano. Ancora pochi giorni fa un mio studente porta alla mia attenzione il fatto che un economista televisivo sembra aver sostenuto che “nelle famiglie quando ci sono meno soldi bisogna tirare la cinghia. Nel settore pubblico non si può dare più soldi a tutti senza spiegare che deve dimagrire”. A prescindere dal fatto che le parole che ho appena citato non costituiscono un discorso logicamente (non ‘economicamente’, logicamente) coerente, vi si ritrova una ‘semplificazione’ che fa rizzare i capelli in testa a chi ha studiato, e studia, economia: quella secondo cui le questioni finanziarie di un governo, e cioè di reddito e spesa, e quindi di deficit e debito, si possano comprendere facendo ‘semplicemente’ riferimento alle stesse questioni quando le si pensi in ambito familiare. Metto le parole ‘semplificazione’ e ‘semplicemente’ tra virgolette perché è in nome della ‘semplicità’ che questa operazione viene condotta. O meglio: è assumendo strumentalmente che le persone siano stupide, e che perciò abbiano bisogno di spiegazioni ‘semplici’, che l’operazione altamente ideologica e fuorviante viene condotta. In soldoni: tu, membro del pubblico televisivo, non puoi capire cosa sia un bilancio pubblico, cosa siano le entrate e cosa le uscite, cosa sia il debito pubblico. E quindi io te lo spiego usando l’esempio della tua famiglia perché almeno il funzionamento di quella, tu che sei stupido, probabilmente un poco lo capisci.

La verità è che nessun economista è talmente ignorante da pensare che l’analogia valga qualcosa. Chi sostiene questa analogia lo fa per ragioni ideologico-politiche, come diverrà evidente nel prosieguo di questa breve polemica. E chi lo fa è, guarda caso, sostenitore dei sacrifici, dell’austerità, del bilancio pubblico in pareggio, cioè la scuola di pensiero che si è prestata dal 2007 in avanti a giustificare la scelta politica dei governi UE di immiserire la Grecia e tenere per anni in recessione prima e stagnazione poi tutta l’Europa (mentre il contrario avveniva negli Usa).

  1. Il problema del debito pubblico

Il problema della falsa analogia si pone una volta che sia stata legittimata la seguente linea di ragionamento: a. il debito pubblico è un male; b. esso va dunque eliminato; c. come lo si elimina? d. come farebbe una famiglia: riducendo le spese.

Io non voglio discutere qui se il debito pubblico sia un bene o un male perché ciò non è necessario per rispondere al quesito che annuncia il titolo. Prendo invece subito in mano l’analogia e la discuto.

  1. Il problema del debito della famiglia

Una famiglia accumula debito perché, nel tempo, il flusso delle proprie uscite supera, in media, il flusso delle proprie entrate. In breve: una famiglia che nell’ultimo mese abbia incassato redditi per € 10 e speso € 12, si ritroverà alla fin del mese con debito di € 2.

Quali strade ha a disposizione questa famiglia per ripagare il proprio debito nel mese che viene? Le strade sono in via di principio due:

  1. La prima, ad un estremo, è tenere ferma la spesa mensile a € 12 e aumentare il proprio sforzo lavorativo per produrre un reddito di € 14, di cui €12 finanzieranno la spesa del mese corrente e € 2 verranno utilizzati per ripagare il debito pregresso.
  2. La seconda strada, all’altro estremo, è tenere fisso lo sforzo lavorativo, cioè il reddito, a € 10/mese e ridurre la spesa del secondo mese da € 12 a € 8 (di cui € 2 per non creare ulteriori debiti e € 2 per ripagare quello pregresso).
  3. Ovviamente, tra queste due soluzioni estreme una famiglia può scegliere qualunque combinazione di aumento dello sforzo lavorativo e di riduzione della spesa. (La versione preferita dai cantori del bilancio in pareggio è, ovviamente, il taglio alla spesa.)

 

  1. Cosa notiamo da questo esempio?

Notiamo subito che la famiglia che decida di rimborsare il debito e di non accumularne di nuovo scegliendo la strategia di riduzione della spesa, può farlo a parità di reddito. In altre parole, il cedolino a fine mese non cambia, se durante il mese abbiamo risparmiato su scarpe, formaggi e libri. Ne deduco che il reddito della famiglia è indipendentedalla sua spesa. O ancora: il datore di lavoro non mi taglia il salario solo perché ho debiti con il droghiere (si, lo so, potrebbe arrivare il giorno in cui il droghiere si alleerà con il mio datore di lavoro in modo che una parte del mio salario venga versata dal mio datore direttamente al droghiere….).

  1. E se questa stessa strategia fosse adottata dal governo?

Beh, ovvio che il reddito del governo non èindipendente dalla sua spesa. Un governo che tagli la spesa (istruzione, salute, viabilità, servizi sociali, non importa che cosa) induce immediatamente e necessariamente una parallela diminuzione del reddito fiscale, poiché il reddito fiscale dipende dal livello della attività produttiva su cui il governo esercita il suo diritto ad imporre tasse: meno domanda di beni e servizi, meno produzione, meno reddito prodotto, meno introiti fiscali.  Un governo che si comporti come la famiglia virtuosa usata per la loro analogia dalle vergini vestali del risparmio come metodo per il ripianamento dei debiti, è un governo che genera recessione, disoccupazione, stagnazione. Esattamente quel che è avvenuto in Europa dal 2007 con la cosiddetta austerità.

Tutto questo lo dice, ovviamente meglio di me, Yanis Varoufakis (che, ne sono certo, non ha bisogno di introduzione):

      One of the great mysteries of life, at least of my life, is how susceptible good people are to this awful logic. In fact, personal finances are a terrible basis for understanding public finance [as I explained in response]: ‘In your life you have a wonderful independence between your expenses and your income. So when you cut down on your expenses, your income is not cut. But if the country as a whole goes [on] a major savings spree, then its total income is going to come down.’

     The reason for this is that at a national level total expenditure and total income are precisely equal because whatever is earned has been spent by someone else. So if every person and business in the country is cutting back, the one thing the state must not do is cut back as well. If it does so, the abrupt fall in total expenditure means an equally abrupt fall in national income, which in turn leads to lower taxes for the Treasury and to austerity’s spectacular own goal: an ever-shrinking national income that makes the existing national debt unpayable. [Adults in the Room, 2017, p. 34]

Ed ecco dunque spiegato anche come far aumentare il rapporto debito/pil, un rapporto che i sostenitor della tesi finanze statali 0 finanze familiari dicono di voler ridurre. Ma di questo parleremo in un’altra occasione.

 

 

 

ECB and the European Labour Market: “Let’s go.” “We can’t.” “Why not?” “We’re waiting for Godot.” “Let’s Tighten.” “We Can’t.” Why Not?” “We’re Waiting for Wage and Price Increases”

Fabio Sdogati

2017 08 08

 

“But let me [Draghi] just make clear one thing: after a long time, we are finally experiencing a robust recovery, where we only have to wait for wages and prices to move towards our objective.”

The bottom line

By announcing that waiting is all that’s left to do in order to get wage and price inflation, the ECB shows that she has no clear idea as to how profound are changes that are affecting labor markets, nor about the effects that such changes have on the supposed effectivness of monetary policy. I submit that labor markets have been transforming in such a way that the chain of links growth-> wage inflation -> price inflation, has to a large extent broken down (Germany my be a partial exception). The implication is the same I, and many others, have been drawing for years: it is fiscal stimuli that generate growth-cum-wage-rises, not monetary stimuli. (Something, to be honest, Mr. Draghi points out, in politically correct terms, at every press conference.)

I have identified two parts in the introductory statement to the July 20 ECB president’s press conference: one, which few will object to my calling boring and repetitious: I will not discuss this part; and another, which I believe to be most interesting, and will therefore discuss in some detail.

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