Ma che crisi è questa qua?

(In #America fa capolino la piena occupazione)

Il titolo di oggi è esattamente il testo che il direttore di Economyup Giovanni Iozzia ha twittato sabato mattina. Vale a dire, poche ore dopo che il Governo degli Stati uniti ha rilasciato l’informazione secondo cui nel mese di febbraio l’economia Usa ha creato 295 mila posti di lavoro, con conseguente caduta del tasso di disoccupazione al 5,5%. Cinque-virgola-cinque-per-cento, meno della metà di quella che abbiamo in Unione Economica e Monetaria e in UE. Giustificatissimo quindi il quesito, perché non si può non rimanere sbalorditi da queste differenze: ma che crisi è questa qua? Abbozzerò una risposta, la stessa che da otto (8) anni offro a coloro che abbiano occhi per vedere (il riferimento al poeta è: Bruce Springsteen. We Take Care of Our Own 2013).

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“La Grecia deve uscire dall’euro, svalutare e poi rientrare”. E perché? E per chi?

(Tutti bravi a sapere cosa è meglio per gli altri)

Il titolo che ho scelto approssima una delle ricette preferite di coloro che, talvolta in buona fede e molto spesso no, sanno che cosa si debba fare in una situazione complessa quanto mai come quella del salvataggio dell’Europa che, con enormi sacrifici, la Grecia sta cercando di portare in porto (si, ha letto bene, la Grecia sta cercando di salvare l’Europa: lo sostengo, sui media e per iscritto, dal 2011).

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Ma tu faresti credito ad uno che ti promette che risparmierà? E a uno che chiede di aiutarlo ad arricchirsi?

Come ho previsto in un mio scritto di alcuni giorni fa, con la vittoria di Syriza e l’ingresso sullo scenario del primo governo pro-crescita dell’Unione Economica e Monetaria (ed UE) si è aperto finalmente il dibattito sui destini di questa nostra Europa. Dibattito che fino al 26 gennaio scorso non poteva esserci, essendo tutti e 19 i governi dell’UEM schierati a favore dell’austerità; ora i duri e puri del pensiero economico e politico sofisticato, quelli del “i debiti si pagano”, si sono ridotti a 18, la dittatura del pensiero unico è spezzata, quel piccolo 1 ci consente di intraprendere un ragionamento. E forse anche un percorso. Vediamo perché.

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Fino a quando!?

Il 22 febbraio 2013 sarà ricordato dagli storici e dagli esperti di comunicazione come un’altra gemma nella gestione dell’informazione sulla recessione attuale. Per gli economisti, invece, o quanto meno per quelli che hanno studiato e capito la buona teoria economica, sarà l’ennesima conferma del fatto che questa recessione, pur nata apparentemente non per loro volontà, è attivamente stimolata e aggravata dai governi europei e dai loro consulenti ‘liberisti’.

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La crisi dei debiti pubblici non è crisi economica, bensì crisi della politica

da un’intervista sul Piccolo di Cremona del 1 Settembre 2012

Agosto è appena finito, ma, nonostante le molte tensioni politiche ed economiche che lo hanno attraversato, non si è verificata la temutissima crisi devastante sui mercati e sul rendimento dei nostri titoli di Stato. Certo, lo spread con i titoli tedeschi  ha un andamento altalenante. Certo, diversi soggetti, in Germania, stanno dirigendo una selva di duri colpi nei confronti di Mario Draghi, il governatore della Banca Centrale Europea, reo di aver dichiarato, a inizio agosto, che  la Bce era disposta ad agire, se necessario, con misure eccezionali contro la crisi, anche mediante l’acquisto sul mercato del debito pubblico dei Paesi in difficoltà. Uno per tutti, il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha criticato questa idea, definendola, in un’intervista al settimanale Der Spiegel,  come «un finanziamento degli Stati con una stampatrice di banconote». Di più: il finanziamento della Bce potrebbe indurre alcuni Paesi «all’assuefazione, come se fosse una droga». Una critica assai pesante, quindi. Sullo sfondo, la imminente campagna elettorale tedesca, l’incertezza politica in Italia, le prossime elezioni negli USA, il cambio di guardia politico in Francia, la situazione drammatica della Grecia,  la recessione europea e il rallentamento dell’economia globale eccetera. Una situazione di grande complessità, in cui il nostro Paese cerca di procedere faticosamente, sperando di intravedere una luce in fondo al tunnel: luce che, peraltro, è stata annunciata dal governo, in testa il premier Monti. Parliamo di questi temi con il professor Fabio Sdogati, docente di Economia Internazionale presso il Politecnico di Milano, autore di molte pubblicazioni sul tema e del sitowww.scenarieconomici.com.

 

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Perché questa alluvione di liquidità?

Perché questa alluvione di liquidità?
Soltanto chi sa nuotare si salverà da questa crisi?

Perché i governi europei ci stanno imponendo questa recessione?
Abbiamo peccato ed ora dobbiamo espiare?

O ci sono altre ragioni?
Una storia di distribuzione del reddito, globalizzazione, rendite finanziarie

La crisi corrente fu rivelata per la prima volta al grande pubblico europeo il 9 agosto 2007, quando una grande banca convocò una conferenza stampa per comunicare che tre dei suoi fondi comuni di investimento non erano solventi. Il 2009 è l’anno in cui è stata registrata la peggior crisi degli ultimi 80 anni, quanto meno se misurata dal tasso di contrazione del prodotto interno lordo. La peggiore fino ad ora, perché sappiamo che il 2012 sarà pesante, ma non sappiamo ancora quanto.

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