Exiting the Euro? Alone or in small groups, disaster regardless

Italian version posted on October 27

When the great ones speak, the not-as-great had better think seriously before entering the arena. Myself, I believe i have been silent long enough after reading Joseph Stiglitz The Euro and its threat to the future of Europe. Allen Lane, Penguin Random House, 2016. I began discussing some of the book’s ideas in my Not the Euro Threatens Europe, but the National Governments, posted on October 21 (English version; Italian version posted on September 22). In that piece I was clearly putting some distance between Stiglitz’s positions and mine: the difference between the two titles speaks volumes.

      Today I want to argue in favor of my positions further by moving on to consider Stiglitz’s claim according to which a member state of the Economic and Monetary Union, also denominated  (derogatorily, I think)  ‘the Euro Area’, can rid itself and its citizenry of the deadly constraints imposed by the Euro simply ‘exiting the Euro’, whether going alone or joining up with other likely-minded states. Here is my thesis: it would be the end of that country. Where by ‘end’ I do not mean ‘simply’ the end of that country’s economy: rather, I refer to the end of the country itself. Others have studied the effects of such a move through quantitative estimations. That job having been done, and considering it totally irrelevant in our instance, I will simply ‘talk’ about the scenarios that such move would open up. Indeed, I believe that the effects of exiting would be so catastrophic that no quantitative issue can actually arise, because assuming that quantitative effects are measurable amounts to assuming continuity between the ‘before the exit’ and the ‘after the exit’ scenarios. A continuity that  I flatly deny exists. And since Stiglitz often refer to Greece in his excellent book, I also will refer to the ‘Greek case’, albeit less than Greece deserves. But I will get to that later.
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Uscire dall’euro? Ecco perché è la ‘fine del mondo’

Quando i grandi parlano, i meno grandi fanno bene a riflettere a lungo, prima di controbattere. Io credo di essere rimasto in silenzio, riflettendo, abbastanza a lungo prima di affrontare la recensione del libro di Joseph Stiglitz The Euro and its threat to the future of Europe. Allen Lane, Penguin Random House, 2016, recensione che ho impostato nel mio primo pezzo dello scorso 22 settembre dal titolo Non è l’Euro a minacciare l’Ue, ma i governi dei paesi membri. Un titolo il quale annuncia già una presa di distanza sostanziale dalla posizione di Stiglitz, secondo cui la minaccia viene invece proprio dall’Euro.

      Oggi articolo ulteriormente la mia posizione passando a parlare della tesi di Stiglitz secondo cui uno stato membro dell’Uem, popolarmente nota come ‘Area Euro’, può liberarsi dai vincoli mortali imposti dall’Euro, da solo o in alleandosi con paesi ‘simili’, ‘uscendo dall’Euro’.  La mia tesi è sinteticamente questa: sarebbe la fine del paese. Si noti che non parlo della fine dell’economia del paese, ma della fine del paese. Altri hanno affrontato il problema offrendo stime quantitative degli effetti potenziali della decisione; io mi asterrò dal fornirne, limitandomi a delineare gli scenari aperti dalla attuazione di una decisione di uscita. E siccome Stiglitz sembra pensare che tale uscita sia possibile anche per un solo paese, esempio ovvio la Grecia, parlerò di un solo paese che intenda uscire, e farò qualche riferimento al caso greco.
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Not the Euro Threatens Europe, but the National Governments

Italian version posted on 22 September 2016

Foreword

For weeks I have been trying to find a good way to review Joseph Stiglitz’s book, The Euro and its threat to the future of Europe. Allen Lane, Penguin Random House, 2016. Now I think I am ready, though I am not sure I am happy with it. We will see. What I know is that I want to talk about the relationship between Europe and the Euro having Stiglitz always present in my mind. I want to write about the relationship between the two because they are different things not simply because there are 28 countries making up the Union and only 19 of them adopt the Euro: they are different entities because the European Union precedes the Euro logically and historically. Thus, my basic question will be: what function does the Euro fulfil within Europe? What its role in the process of Union building –that ‘ever greater Europe that so distress our British friends lately? These are questions that, I believe, raise THE issue: why did we want the Union? And then why, in the process of building and strengthening the Union, we thought the Euro would be a good step forward, a leap, perhaps, in the right direction?

I am perfectly aware that these are very divisive issues in Europe today. Still, I hope that what I am about to write will stimulate rational thinking within a sensible debate among the people I am addressing these thoughts to, those who live the idea of Europe passionately. Not interested hearing from others, thank you.
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Non è l’euro a minacciare l’Ue, ma i governi dei paesi membri: ecco perché

Premessa

Fatico da settimane nel pensare a come affrontare la recensione del libro di Joseph Stiglitz The Euro and its threat to the future of Europe. Allen Lane, Penguin Random House, 2016. Ora penso di aver trovato il bandolo della matassa, ma non so quanto esserne soddisfatto. Vedremo. So che voglio parlare del rapporto tra Europa ed Euro avendo come riferimento la posizione di Stiglitz. Voglio parlare del rapporto tra i due, poiché essi sono due entità diverse non solo e non tanto perché all’Unione aderiscono 27 paesi e ad adottare l’Euro sono soltanto 19, bensì perché l’Unione precede l’Euro storicamente e logicamente. Il quesito principale è: che scopo serve l’Euro entro l’UE? Che ruolo ha nel processo di costruzione dell’Europa? Quesiti che ne rievocano un altro, IL quesito: perché abbiamo voluto l’Unione? Perché, nel processo di costruzione dell’Unione, abbiamo ritenuto che l’Euro fosse un passo avanti importante, forse decisivo? So bene che potrei fallire, ma spero che quello che sto per scrivere solleciti discussioni e critiche razionali tra le persone con cui mi interessa parlare, quelle appassionate d’Europa. Astenersi tutti gli altri, grazie.

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Gli anni a venire

 Mala tempora currunt,

sed peiora parantur

Vorrei provare a fare alcune riflessioni su cosa dovremmo aspettarci dal prossimo paio d’anni (o forse più). E vorrei farlo ricordando il passato, perché la perdita della memoria è una tragedia immensa per i processi di apprendimento. Con la memoria si perde il senso dell’equilibrio, scompare l’origine degli assi cartesiani, non è più possibile comparare, distinguere ciò che è da ciò che non è, immaginare che forma potrebbe prendere il futuro. E allora sarà bene fare un esercizio che ci aiuti a capire ciò che avviene, e che potrebbe avvenire, alla luce di ciò che è avvenuto nel passato non troppo lontano. Ricordando sempre che la conoscenza del passato non basta certo prevedere il futuro, ma anche che la sua ignoranza è perdita di memoria e, dunque, condanna all’ignoranza. Cominciamo perciò dal passato. Continue reading “Gli anni a venire”