May, la Brexit e la brutta piega delle politiche del lavoro in UK

di Daniele Langiu e Fabio Sdogati

Premessa

Il 23 giugno 2016, il 52% dei votanti al referendum consultivo tenutosi in Gran Bretagna espresse la preferenza di abbandonare l’Unione Europea. La caratteristica di un referendum consultivo è quella di ‘sentire’ il parere popolare circa una determinata questione politica (in questo caso sull’uscita o meno dall’Unione Europea). La richiesta di un parere tramite questo tipo di referendum non è legalmente vincolante alla decisione successiva che verrà presa dal Governo. Ebbene chi (Cameron) ha ‘pianificato’ il referendum, ha anche deciso di non farsi carico di assecondare (o contraddire) l’opinione della maggioranza dei votanti. La scelta è stata lasciata al governo guidato da Theresa May.

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Non è l’euro a minacciare l’Ue, ma i governi dei paesi membri: ecco perché

Premessa

Fatico da settimane nel pensare a come affrontare la recensione del libro di Joseph Stiglitz The Euro and its threat to the future of Europe. Allen Lane, Penguin Random House, 2016. Ora penso di aver trovato il bandolo della matassa, ma non so quanto esserne soddisfatto. Vedremo. So che voglio parlare del rapporto tra Europa ed Euro avendo come riferimento la posizione di Stiglitz. Voglio parlare del rapporto tra i due, poiché essi sono due entità diverse non solo e non tanto perché all’Unione aderiscono 27 paesi e ad adottare l’Euro sono soltanto 19, bensì perché l’Unione precede l’Euro storicamente e logicamente. Il quesito principale è: che scopo serve l’Euro entro l’UE? Che ruolo ha nel processo di costruzione dell’Europa? Quesiti che ne rievocano un altro, IL quesito: perché abbiamo voluto l’Unione? Perché, nel processo di costruzione dell’Unione, abbiamo ritenuto che l’Euro fosse un passo avanti importante, forse decisivo? So bene che potrei fallire, ma spero che quello che sto per scrivere solleciti discussioni e critiche razionali tra le persone con cui mi interessa parlare, quelle appassionate d’Europa. Astenersi tutti gli altri, grazie.

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A proposito di Apple, Irlanda, Regno unito, Brexit…..

Capita spesso che una cosa arcinota a chi studia l’economia internazionale, i modi di produrre e di scambiare, il divenire delle relazioni internazionali, salga improvvisamente alla ribalta della stampa quotidiana. L’attenzione dura qualche ora o al massimo qualche giorno, e poi la notizia ‘scompare’. Ma stavolta la notizia è veramente importante, e sarà bene dunque riprenderla e rifletterci sopra un poco. Che cosa è questa storia che la Commissione europea vuole che Apple paghi le tasse al governo irlandese, governo di un paese membro dell’Unione, tasse che il governo irlandese non vuole riscuotere!?

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Non lavorano, non studiano, non fanno formazione: il problema dei giovani NEET in Italia

Freedom son is a dirty shirt

sun on the face and shovel in the dirt

Bruce Springsteen Shackled and drawn

È di questi giorni la notizia che nel secondo trimestre di quest’anno il prodotto interno lordo in Italia è rimasto sui valori del primo trimestre. Certo quello francese non ha fatto meglio neanche di un pochino, e quello tedesco è cresciuto di uno striminzito 0,4%. Queste similarità non mi consolano affatto, come vorrebbero quelli del ‘mal comune, mezzo gaudio’; anzi, mi fanno temere che la stagnazione, che le vergini vestali del bilancio in pareggio hanno voluto e vogliono, si stia ormai radicando inesorabilmente in tutta Europa.

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La recessione è finita ma il 2016 non sarà l’anno della ripresa

Fine d’anno, tempo di bilanci: da che cosa è stato caratterizzato il 2015? Ma, anche, tempo di previsioni: come sarà il 2016? Sul piano economico, ovviamente.

Credo che per poter arrivare ad un bilancio interessante e ad una previsione rilevante occorra rifuggire da tabelle e percentuali (ciò detto, io ne propongo un paio per gli affezionati del dato). Per capire dove siamo parto dalla considerazione che dal 2008 ad oggi non abbiamo visto in nessun paese al mondo, e men che meno in Europa, i tassi di crescita cui eravamo abituati pre-2007. Di più: da un anno almeno la crescita delle cosiddette economie emergenti è in forte rallentamento, e il motore del giocattolo che girava perché Cina e Brasile crescevano sembra in gravi difficoltà. Dal che, previsioni non proprio ottimistiche sulla crescita 2016 a livello mondiale: meno pessimistiche sui paesi ad alto reddito pro capite, più pessimistiche sulle economie emergenti e i paesi in via di sviluppo (espressione quest’ultima che era venuta scomparendo durante gli anni del grande ottimismo, ma che da qualche tempo abbiamo ricominciato a leggere). Continue reading “La recessione è finita ma il 2016 non sarà l’anno della ripresa”

Adelante, Pedro, ma con giudizio, e tanto

I miei amici e i miei studenti sanno che non leggo giornali italiani da dieci anni. Ma come, è la domanda meravigliata, e come fa a sapere le cose? E io: quali cose? Quelle che contano? Beh quelle le sento sui mezzi pubblici, qualcuno ogni tanto me ne segnala una, sono presenti sulla stampa estera, ci sono le fonti originali quali la BCE, il Ministero del tesoro, l’Istat. Continue reading “Adelante, Pedro, ma con giudizio, e tanto”

Aspettando una dimostrazione di forza e di solidarietà dall’Unione Europea.

di Luigi Familiari

Con estremo piacere pubblichiamo un articolo dell’Ingegner Luigi Familiari che offre un’analisi chiara della situazione Greca a seguito delle elezioni parlamentari di gennaio 2015 e degli effetti del protrarsi dell’ “approccio austero” come base della politica economica dell’Unione Europea.

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Alla ricerca di una nuova Strategia di Lisbona dell’Unione Europea

di Andrea Forti

Nel 2010 si concluderà il tormentato ciclo decennale del programma di politica per la competitività e la crescita economica dell’Unione Europea noto come strategia di Lisbona (SL) e il Consiglio dei Ministri della UE ha iniziato a discutere in preparazione di “una rinnovata strategia UE per il lavoro e l’occupazione per il periodo post-2010” (dal Comunicato stampa del Consiglio, nella formazione “Affari Generali” del 16 novembre 2009) ed attende dalla Commissione Europea, all’inizio dell’anno, una proposta in merito.

 Anche se il dibattito pubblico non è ancora entrato nel vivo, in attesa della nomina della nuova Commissione presieduta per la seconda volta da José Manuel Durão Barroso, la Commissione uscente e il Consiglio, attivamente sostenuti dalla Presidenza svedese di turno, hanno già messo in chiaro che la SL dovrà essere rimpiazzata da una nuova strategia che ne salvi gli aspetti positivi correggendone le imperfezioni.

Ma cosa ha funzionato? E cosa invece non ha funzionato, visti gli esiti deludenti della SL rispetto agli obiettivi proclamati?

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