Unione Europea, Regno Unito, Stati Uniti: una settimana spartiacque per la geopolitica

Dunque, venerdi 20 gli Stati Uniti avranno un nuovo presidente, e sarebbe stato bene scrivere un pezzo su questo, in particolare su cosa ci si possa aspettare dal discorso inaugurale durante il quale, si presume, il nuovo presidente farà annunci di indirizzo politico in tema di economia, integrazione, alleanze internazionali, ecc. Cosa aspettarsi? In particolare, che cosa aspettarsi sul piano dei rapporti economici internazionali, delle alleanze, dei compromessi? Ma questo pezzo deve uscire giovedi 19, e quindi debbo scrivere di avvenimenti rilevanti ‘in preparazione’ dell’insediamento.  

Per fortuna martedi 17 la primo ministro del Regno Unito ha presentato pubblicamente le sue idee su come ella intenda il brexit, così che da pensare ne abbiamo. Dico che ‘per fortuna’ Theresa May ha scelto il giorno 17, perché ella ha chiarito alcuni dei tanti quesiti che avevamo su cosa intendesse per ‘brexit’, il che si incastra bene con quello che il presidente eletto US ha detto proprio in questi giorni su brexit ed UE. Si vedrà come questa terza settimana di gennaio 2017 rappresenti una settimana-spartiacque nel modo in cui ci eravamo abituati a funzionare a livello geopolitico. And it don’t look good to me.

Continue reading “Unione Europea, Regno Unito, Stati Uniti: una settimana spartiacque per la geopolitica”

Confusi

2016 12 04

Premessa

C’erano una volta la destra e la sinistra. La destra cercava tagli sempre più consistenti alla spesa pubblica e tasse sempre più basse –per sé, ovviamente, quella che oggi chiamiamo ‘il top 1%’, non per il bottom 99%. La sinistra, all’opposto, parlava relativamente poco di tasse (sempre quelle del top 1%) e voleva molta spesa pubblica. Facile.

      Poi venne Ronald Reagan, e con lui cominciò la confusione. Si, perché fu lui a spiegarci che ‘destra’ e ‘sinistra’ sono concetti che mal si mappano su concetti quali ‘spesa pubblica’, ‘prelievo’, e ‘deficit delle pubbliche amministrazioni’. Avvenne infatti che Reagan lasciò alla Fed, alla cui presidenza era arrivato da poco il durissimo Volcker (oggi e da anni gran consigliere di Obama!), il compito di produrre una recessione feroce allo scopo di ricondurre l’inflazione degli anni settanta sotto controllo; e assunse per sé, cioè per il governo, per la politica fiscale, un ruolo espansivo adottando la combinazione ‘minor prelievo e maggiore spesa’. Cioè disavanzi correnti crescenti. Il che faceva scoppiare la testa alla ‘destra’ tradizionale. E alla sinistra tradizionale, perché lo stimolo derivante all’economia da quel mix di politica fiscale era veramente molto aggressivo, e certo di matrice keynesiana: che si pensava fosse di sinistra. Occorse un po’ di tempo perché si capisse che ‘essere di destra’ non significava più amare i bilanci in pareggio ed essere di sinistra amare i deficit che stimolano l’attività produttiva. Si può spendere sugli armamenti, o si può spendere per i sussidi alle ragazze madri ma, quale che sia la spesa che ti piace, devi spendere.

      Oggi, trentacinque anni dopo l’inizio di quell’esperienza, ci troviamo più confusi che mai. Le differenze sono tante, tra ora ed allora, ma l’immagine di un presidente per altri versi di destra che propone di stimolare l’economia attraverso minor prelievo e maggiore spesa, cioè di fare una cosa di sinistra, continua a destare un interesse profondo. Vediamo perché.

La tesi: il momento è importante perché ci troviamo di fronte alla ‘rotazione’ della politica economica da puramente monetaria, che sta uscendo di scena, ad una prevalentemente fiscale, che sta subentrando.

Continue reading “Confusi”

292.000 New Jobs! (What Jobs?)

Il 2015 11 12 ho avviato su questo blog una discussione su che cosa sia da intendersi per sharing economy, discussione poi evoluta con una riflessione sulla gig economy, pubblicata il 2015 12 23. Ho cominciato scherzando, tanto è vero che aprivo il mio primo pezzo confessando la mia ignoranza e, ad un tempo, la mia incoscienza a parlare di cose di cui non so. Ma ora mi sto affezionando al tema, e vorrei provare con un altro contributo. Se tale può essere ritenuto.

Continue reading “292.000 New Jobs! (What Jobs?)”

Gli anni a venire

 Mala tempora currunt,

sed peiora parantur

Vorrei provare a fare alcune riflessioni su cosa dovremmo aspettarci dal prossimo paio d’anni (o forse più). E vorrei farlo ricordando il passato, perché la perdita della memoria è una tragedia immensa per i processi di apprendimento. Con la memoria si perde il senso dell’equilibrio, scompare l’origine degli assi cartesiani, non è più possibile comparare, distinguere ciò che è da ciò che non è, immaginare che forma potrebbe prendere il futuro. E allora sarà bene fare un esercizio che ci aiuti a capire ciò che avviene, e che potrebbe avvenire, alla luce di ciò che è avvenuto nel passato non troppo lontano. Ricordando sempre che la conoscenza del passato non basta certo prevedere il futuro, ma anche che la sua ignoranza è perdita di memoria e, dunque, condanna all’ignoranza. Cominciamo perciò dal passato. Continue reading “Gli anni a venire”

Fra il dire e il fare … prospettive della politica fiscale statunitense e di quella europea

La crisi portata all’attenzione del pubblico nell’estate del 2007 era una crisi del debito privato: del settore finanziario, anzitutto, ma anche di quello delle famiglie. Le imprese produttive non sembravano soffrire dello stesso problema, né sembrava particolarmente preoccupante la situazione dei debiti pubblici -se non per coloro che in questa sede abbiamo definito ‘le vestali dell’ortodossia’, cioè coloro per i quali il pareggio dei bilanci pubblici dei paesi dell’UE è una questione di principio e non una di politica economica, di occupazione, di benessere. Oggi, dopo tre anni e mezzo, la crisi è essenzialmente crisi del debito pubblico. Il 2010 è stato l’anno in cui questa metamorfosi si è estrinsecata in tutta la sua chiarezza: dapprima la cosiddetta ‘crisi greca’ o, come si potrebbe anche chiamarla se si volesse essere un pochino più rigorosi, la crisi del debito pubblico greco, la quale ci ha preoccupato in particolare nella prima metà dell’anno; poi la ‘crisi irlandese’, che a voler essere un pochino più rigorosi, potremmo anche identificare come la crisi del sistema bancario e finanziario irlandese, la quale ha assorbito la nostra attenzione nella seconda metà. Il tutto nel quadro di una campagna di stampa dedicata alla crisi del progetto europeo, alle (vere o presunte) diatribe tra un primo ministro e l’altro e tanti, tanti giornalisti e opinionisti impegnati nella battaglia contro i deficit pubblici e a favore di bilanci in pareggio. Europei, ovviamente.

Continue reading “Fra il dire e il fare … prospettive della politica fiscale statunitense e di quella europea”

Obama e la (ri)regolamentazione dell’alta finanza dopo la Grande Recessione

di Andrej Sokol

Mentre il Fondo Monetario Internazionale rivede al rialzo le proprie previsioni di crescita per l’economia mondiale, pur segnalandone la mancanza di omogeneità fra le principali aree economiche e la cruciale dipendenza dalle componenti pubbliche della domanda aggregata, gli ambienti politici ed economici sono ancora impegnati ad elaborare appieno il significato delle proposte di riforma del sistema finanziario avanzate dal Presidente degli Stati Uniti nella sua conferenza stampa del 21 gennaio scorso, in parte riprese anche nel discorso del 27 gennaio sullo Stato dell’Unione. Il contenuto economico di tali proposte e alcune considerazioni generali sulla loro possibile portata costituiscono l’oggetto del presente articolo.

Continue reading “Obama e la (ri)regolamentazione dell’alta finanza dopo la Grande Recessione”