Sarà un dicembre importante per le politiche monetarie

Tassi di interesse negativi. Ne abbiamo scritto a maggio, quando il fenomeno venne all’attenzione del grande pubblico. È ora di tornarci sopra, perché il 3 dicembre prossimo il consiglio direttivo della BCE prenderà decisioni di politica monetaria potenzialmente importanti tra le quali, alcuni immaginano, quella di ridurre ulteriormente il tasso di interesse che paga sui depositi, tasso già ora negativo. Siccome poi queste decisioni condizioneranno, esplicitamente o meno, le decisioni che la FED prenderà il 16 dicembre circa il proprio tasso di sconto, è bene rivedere rapidamente questa storia del ‘tassi negativi’ per poter poi valutare bene gli effetti potenziali delle decisioni che ci aspettano in fine d’anno. Continue reading “Sarà un dicembre importante per le politiche monetarie”

Sharing economy. Sharing what, exactly?

Les paroles seules comptent.

Les reste est bavardage.

Ionesco

Vorrei avviare oggi una discussione sul tema sharing economy. Lo farò come se non avessi letto nulla e non ne avessi sentito parlare prima, assumendo cioè che i miei interlocutori, che probabilmente ne sanno più di me, siano specializzati in alcuni aspetti della cosa ma abbiano perso di vista il punto di partenza comune a qualunque riflessione o, non avendolo perso di vista, lo danno per scontato: la definizione. Che cosa è la sharing economy? Perché tantissimi ne parlano e, a sentire i media, tantissimi la praticano? Chi shares, e che cosa is being shared? Quali aspetti della vita sociale ne vengono influenzati? Chi ci guadagna, e chi ci perde? È davvero, come sostiene Jeremy Rifkin, un paradigma nuovo di potenza e di importanza comparabile al capitalismo (e al feudalesimo, aggiungo io)? In che cosa è diversa dal socialismo? E avanti così. Comincio, nello stile che mi è proprio. Sperando di venir educato da chi queste cose le sa. Continue reading “Sharing economy. Sharing what, exactly?”

Fusioni e acquisizioni, pro e (tanti) contro

Le coincidenze. Nel giro di poche ore due articoli sugli effetti di fusioni e acquisizioni (con buona pace di tutti, mi rifiuto di chiamarle ‘M&A’. A meno che Giovanni Iozzia non mi affidi un articolo in inglese, nel qual caso ubbidirei senz’altro scrivendolo tutto in inglese, senza intercalari in italiano.)

Il primo articolo, dunque, un editoriale del New York Times, titola “Come le fusioni e le acquisizioni danneggiano l’economia’; il secondo, un pezzo su Economyup di Mariano Corso, Andrea Gaschi e Marco Morfino, titola “Fusioni e acquisizioni (non M&A, bravi!!) accelerano la trasformazione digitale”. Negativo il primo, positivo il secondo. Bello, un po’ di dibattito. Continue reading “Fusioni e acquisizioni, pro e (tanti) contro”

Donna è meglio quando si fa impresa

Per la seconda volta in poche settimane sono costretto a ricredermi: le banche non servono solo a distruggere l’economia, come nel 2007-2008 è emerso sanno fare, o soffocarla per assenza di credito, come fanno da sette anni a questa parte. Esse (alcune) sanno anche porsi quesiti importanti. E condividerli. Buono. Molto buono. Altro che balle sulle ‘banche del territorio’. Banche che studiano per vedere come mettere a frutto la liquidità che la BCE regala loro da anni.

Proprio in questo mese di ottobre Intesa Sanpaolo ha pubblicato i risultati di uno studio condotto da Ilaria Sangalli e Stefania Trenti dal titolo Imprese femminili: strategie competitive e differenziali di performance nel manifatturiero italiano. Quali evidenze da un’analisi di matching. (Rimane questo incredibile provincialismo del dover infilare qua e là una parola in inglese, ma non ci posso fare nulla. Se non stroncare il lavoro, ma purtroppo lo farò solo se lo riterrò da stroncare. Or, perhaps, I simply should ignore it). Continue reading “Donna è meglio quando si fa impresa”

Che cosa puo’ insegnarci un premio Nobel per l’economia?

Premio Nobel per l’economia 2015: Professor Angus Deaton, classe 1945, Princeton University.

Non credo sia il caso di affliggere i lettori di Economyup raccontando loro la biografia di Deaton: sono tutti moderni abbastanza da trovarsela, se credono, più completa e più accurata di quella che potrei offrire io in questa sede, sul sito personale di Deaton, sul sito di Princeton, sulla stampa migliore. Quel che trovo interessante ed utile, piuttosto, è identificare la traiettoria intellettuale seguita da Deaton, commentando poi la differenza tra questa traiettoria personale e quella della moda attuale, in senso statistico, della professione. Non intendo invece commentare sulla ‘rilevanza del premio Nobel in Economia’, operazione che molti stanno facendo sulla stampa e che io trovo volgare e altamente offensiva nei confronti di Deaton: adesso se ne deve parlare, associando implicitamente il nome del vincitore al giudizio sulla (ir)rilevanza del premio? Non si poteva porre a maggio, il problema della rilevanza del premio? O aspettare fino a febbraio prossimo?

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Sanità

Quando, parlando con dei colleghi, ho detto che avevo intenzione di scrivere sulla sanità, il più giovane (e ingenuo) mi ha detto: “Ma allora, prof, ha intenzione di rispondere al tale (non so chi, ma italiano) il quale ha detto che…?” No, non ho intenzione di prendere parte al dibattito italiano, il quale si distingue per mille aspetti negativi ed uno solo positivo: l’intervento del mio collega e amico Mariano Corso, il quale ha detto semplicemente “Una rivoluzione digitale della sanità potrebbe fornire 15 miliardi di euro di benefici all’anno”.  Gente che pensa ai ‘tagli’, gente che pensa al futuro. Semplice.

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Corbynomics: vicende politiche e dibattito sulla stagnazione

Da sette anni, in Europa, si registra una disconnessione totale tra analisi economica e politica economica. La teoria economica dice che da una recessione, in particolare se grave come quella che colpì i paesi ad alto reddito pro capite nel 2008-2009, si esce stimolando la domanda aggregata, cioè la spesa per consumi e investimenti (modalità e proporzioni tra le due sono a discrezione del governo). La politica economica attuata in Europa va da sette anni esattamente nella direzione opposta: il nome che si sono scelti i governanti europei è austerità. Che suona bene, ma fa sanguinare l’economia. Continue reading “Corbynomics: vicende politiche e dibattito sulla stagnazione”

Immigrazione e crescita economica: l’economia contro cialtroni e razzisti

Il tentativo, oggi, è di presentare un ragionamento sugli effetti economici potenziali dell’immigrazione nel breve periodo (due anni?) e nel lungo (10 anni?). Un ragionamento. Economico. Del quale mi sembra vi sia gran bisogno. O, in maniera meno pomposa: togliamo il microfono a razzisti e cialtroni. Perché non ci facciano perdere anche questa opportunità.

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