Effetti delle politiche tariffarie Usa: Il disaccoppiamento delle economie cinese e statunitense

Fabio Sdogati

2020 01 09

Introduzione

Con Daniele Langiu e Francesco Morello nel 2018 abbiamo cominciato a prestare attenzione agli effetti delle politiche tariffarie Usa sui flussi commerciali in entrata e in uscita da quel paese. Dapprima abbiamo proposto alcune riflessioni sugli effetti negativi sull’industria Usa di dazi imposti su acciaio e alluminio in quanto prodotti intermedi necessari alla produzione di molti settori della manifattura  e delle costruzioni Usa. Nel secondo articolo Langiu e Sdogati prendevano in considerazione il problema della efficacia delle restrizioni tariffare ‘in equilibrio generale’, quando cioè si prenda in considerazione un modello a tre paesi in cui uno dei tre adotti politiche restrittive verso un secondo, ma non verso il terzo, e concludevamo che a livello della bilancia commerciale globale gli Usa non avrebbero registrato effetti sensibilmente positivi. In un terzo articolo Langiu e Sdogati hanno prestato attenzione ai possibili effetti dell’Accordo USMCA sulla dislocazione delle catene globali di produzione, e abbiamo avanzato l’ipotesi che queste si dovranno necessariamente riconfigurare attorno a due epicentri che stanno emergendo, Cina e Usa. Infine, Morello e Sdogati si sono chiesti quali fossero gli effetti delle politiche tariffarie Usa sui saldi di bilancia commerciale sino-statunitense, l’obiettivo dichiarato dell’amministrazione Usa, e quelli, paralleli, sulla bilancia commerciale Usa-Resto del mondo, e abbiamo scoperto che ad ora i due deficit sembrano muoversi in direzione opposta, così che l’effetto sul saldo globale della bilancia Usa è relativamente stabile.

Oggi voglio occuparmi di un problema che qualcuno, non so chi, ha definito ‘disaccoppiamento delle economie Usa e cinese’. Proporrò delle riflessioni molto preliminari, ma credo che gli indizi offerti al momento dai dati sul commercio internazionale di merci e servizi consentano di definire tale disallineamento di natura ‘epocale’.

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Effetti della politica tariffaria USA sul saldo commerciale bilaterale USA-Cina e su quello globale USA

Francesco Morello

Fabio Sdogati

Introduzione

In un articolo dell’agosto 2018 Daniele Langiu e Fabio Sdogati hanno sostenuto che la necessità crescente dell’economia statunitense di finanziarsi dall’estero renderà inefficaci i dazi imposti da Trump e finalizzati ad una riduzione del deficit commerciale statunitense. Langiu e Sdogati (2018) hanno provato a delineare e ad argomentare a favore di questa tesi facendo leva sia sul buon senso sia sulla buona teoria economica.

Obiettivo di questo breve articolo è mostrare che la politica commerciale restrittiva adottata dall’amministrazione Trump verso la Cina, seppur capace di ridurre il deficit commerciale USA verso la Cina stessa, non ha avuto e, sosteniamo senza poter argomentare teoricamente in questa sede, non avrà l’effetto di ridurre il deficit commerciale USA complessivo. Mostreremo infatti che la guerra commerciale di Trump ha avuto un effetto di trade diversion, cioè una deviazione dei flussi di commercio internazionale da paesi non soggetti ad aumenti di dazi, quali il Vietnam, o paesi che partecipano ad accordi di scambio bilaterale o multilaterale, ad esempio il Messico. L’effetto di trade diversion potrebbe, quindi, contribuire anche a regionalizzare le catene globali di produzione (come anticipato in un articolo pubblicato a dicembre 2018).

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