Che cosa ci aspettiamo da Dresda?

Ieri, 27 maggio, vengo invitato da ClassCNBC ad un dibattito su ‘che cosa succederà a Dresda’, dove si tiene per tre giorni la riunione dei ministri delle finanze dei sette governi ‘dei paesi più industrializzati al mondo’. Inutile dire che il problema è, ancora una volta, il debito greco, lo stato delle trattative, la probabilità che si arrivi ad una rottura delle stesse, che il governo greco ripudi il proprio debito (quello che chi conosce le lingue chiama ‘default’). Questo non è normale: il G7 finanziario che si occupa direttamente del debito greco? Vuol dire che gli Usa entrano in gioco non più per interposta persona, cioè la Lagarde e il FMI, ma seggono al tavolo. Cosa questo significhi, o implichi, non lo so dire, ma mi sembra un fatto importante assai. Continue reading “Che cosa ci aspettiamo da Dresda?”

Effetti poco discussi di un Quantitative Easing

Ancora un esempio di una ‘verità’, o almeno di una ‘regolarità storica’. Eccolo: la verità non esiste. E noi non vediamo le cose come sono, le vediamo invece come siamo.

Nei miei anni di dottorato, a cavallo tra la fine degli anni settanta e la prima metà degli ottanta, impazzava la cosiddetta ‘scuola monetarista’, o ‘liberista’, o ‘delle aspettative razionali’ o, ancora, del ‘libero mercato’. Nonostante io fossi in una scuola in cui quelle idee ripugnavano a gran parte dei docenti e a praticamente tutti gli studenti, l’atmosfera la si respirava comunque. E, per venire al punto, si respirava in particolare l’odio profondo per tutto quello che aveva a che fare con la politica fiscale, e l’amore incondizionato per tutto quello che aveva a che fare con la politica monetaria. Questo non deve sorprendere: lo Stato era ed è il nemico principale (assieme al Sindacato) di coloro che hanno fede nel libero mercato. Continue reading “Effetti poco discussi di un Quantitative Easing”

Il Fondo Monetario si pente, l’Europa non ancora

Il 20 maggio scorso un gruppo di lavoro interno al Fondo Monetario Internazionale ha completato uno studio che, pur sotto un titolo tecnico e poco sensazionale, rivaluta complessivamente la inadeguatezza delle scelte che il Fondo stesso, insieme a Commissione Europea e Banca Centrale Europea, hanno imposto alla Grecia dal 2010 in avanti. Voglio fare due tipi di valutazione: una su che cosa ci dice davvero questo rapporto sulle immense responsabilità della troika; e una, più breve, sulle reazioni rabbiose del signor Olli Rehn a fronte della pubblicazione del rapporto.

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G20, Fondo Monetario Internazionale, Europa

Si ricorderà che la prima riunione del gruppo dei venti (G20) si tenne a novembre 2008 a Washington DC. Effetti clamorosi non se ne videro, ma ciò era comprensibile: nel periodo di transizione tra una presidenza e l’altra il Presidente in carica non poteva più esercitare il proprio potere a livello internazionale (né, ovviamente, all’interno), mentre il Presidente eletto non poteva esercitarlo ancora. Ma un principio fu affermato in modo inequivocabile: il G20 era qui per restare, come dimostrava il fatto che se ne annunciò subito un altro da tenersi da lì a pochi mesi.

L’incontro di Londra è avvenuto in condizioni di maggiore stabilità politica: il Presidente degli Stati uniti è nel pieno dei suoi poteri; lo shock del fallimento di Lehman Brothers, ancora vivo a novembre, è in via di graduale riassorbimento; la recessione è evidente e pessime sono le previsioni, ma quantomeno i pacchetti di stimolo fiscale sono stati approvati e sembra diffusa la convinzione che nel giro di pochi mesi potremo vedere almeno qualche segno dei loro effetti.

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