Qualcuno dice cose utili sulla ‘sharing economy’.

Premessa

Lasciate che ricordi ancora una volta a chi ancora legge questi miei pensierini che il mio interesse per la sharing economy è cominciato nel novembre 2015 per una questione di logica: dov’è, mi chiedevo, tutta questa condivisione di cui i giornali vanno parlando? Perché io non ne vedo? In che mondo vivo? Ho dato inizio allora ad una ricerchina che è stata, fino ad ora, più un divertissement che un lavoro di ricerca vero e proprio, ma alcuni piccoli risultati li ho raggiunti, anche grazie alle persone con cui parlo e condivido (!) i miei pensieri prima di pubblicarli.

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La Sharing Economy è la fine del capitalismo? Non penso, ma su certe trasformazioni in atto occorre riflettere

Martin Wolf, chief economics commentator del Financial Times, titola il suo ultimo articolo The case against the collapse of capitalism, facendo riferimento ad un libro la cui analisi, che porta alla tesi della ‘fine del capitalismo”, egli definisce “exaggerated and simplistic”.  Io non ho letto il libro né, vista la recensione negativissima di Wolf, intendo leggerlo. Ma per mie vie, e per via di altre letture, sono vicino alla tesi di Wolf: piano, con la tesi del crollo del capitalismo.

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Di cosa parliamo quando parliamo di sharing economy: una prima sintesi.

 “Le parole sono buone. Le parole sono cattive. Le parole offendono. Le parole chiedono scusa. Le parole bruciano. Le parole accarezzano. Le parole sono date, scambiate, offerte, vendute e inventate. Le parole sono assenti. Alcune parole ci succhiano, non ci mollano; sono come zecche: si annidano nei libri, nei giornali, nelle carte e nei cartelloni. Le parole consigliano, suggeriscono, insinuano, ordinano, impongono, segregano, eliminano. Sono melliflue o aspre. Il mondo gira sulle parole lubrificate con l’olio della pazienza. I cervelli sono pieni di parole che vivono in santa pace con le loro contrarie e nemiche. Per questo le persone fanno il contrario di quel che pensano, credendo di pensare quel che fanno. Ci sono molte parole.

Josè Saramago, Di questo e di altri mondi

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La sharing economy è condivisione? No, affitto. Era così anche per le trebbiatrici…

“I’ll hammer the nails, I’ll set the stone

I’ll harvest your crops, when they’re ripe and grown

I’ll pull that engine apart, and patch’er up ’til she’s running right

I’m a jack of all trades, we’ll be all right”

Bruce Springsteen –  Jack of All Trades, Wrecking Ball, 2012

 

A cena con quattro conoscenti. Ad un certo punto la discussione va sul tema di quanto stessero bene i mezzadri del centro-nord. Poi la persona, avendo capito che cosa stava dicendo, si corregge e passa a parlare di  quanto stessero bene rispetto ai contadini dei feudi del sud. Aggiunge uno dei presenti che “si, poi i mezzadri stavano veramente bene perché rubavano al proprietario della terra”. Ovviamente non ci ho visto più. Ma mia moglie mi ha guardato con intenzione, e allora non me ne sono andato. Però questo pezzo lo scrivo lo stesso. Il quesito continua ad essere lo stesso che già posi nel mio primo pezzo sulla sharing economy: “E’ davvero (…) un paradigma nuovo di potenza e di importanza comparabile al capitalismo (e al feudalesimo, aggiungo io)? In che cosa è diversa dal socialismo? Quali ne sono le implicazioni sociali di lungo periodo?” Oggi, a differenza di quanto ho fatto settimana scorsa, parto dallo specifico, la mezzadria. Ragion per cui prendo le mosse dal dizionario:

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Sharing economy: un modo di produzione?

“I’ll hammer the nails, I’ll set the stone
I’ll harvest your crops, when they’re ripe and grown
I’ll pull that engine apart, and patch’er up ’til she’s running right
I’m a jack of all trades, we’ll be all right”

Bruce Springsteen, Jack of All Trades (2012)

Uno dei pezzi di saggezza che Mao Tze Dong amava condividere con il suo popolo recitava grosso modo così: “Grande è il disordine sotto il cielo. La  situazione è dunque eccellente”. [Tradotto in businessese: ci sono tante sfide, ma anche tante  opportunità]  La situazione è eccellente perché consente, a chi ne è capace, di mettere ordine. Luciana Maci ha documentato che il disordine in materia di definizione di cosa sia sharing economy è davvero notevole, e dunque me ne guardo bene dall’affrontare il problema. Preferisco fare la figura del cialtrone che scrive a proposito di qualcosa che non sa cosa sia o, quantomeno, che non ha definito ancora con sufficiente accuratezza.
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Sharing economy o gig economy? E’ in atto un cambiamento dirompente (‘disruptive’) del mercato del lavoro

precarious_cartoonPremessa
Che cosa è la sharing economy? Perché tantissimi ne parlano e, a sentire i media, tantissimi la praticano? Chi shares, e che cosa is being shared? Quali aspetti della vita sociale ne vengono influenzati? Chi ci guadagna, e chi ci perde? È davvero, come sostiene Jeremy Rifkin, un paradigma nuovo di potenza e di importanza comparabile al capitalismo (e al feudalesimo, aggiungo io)? In che cosa è diversa dal socialismo?

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Sharing economy? O gig economy?

Les paroles seules comptent.
Le reste est bavardage.
(Ionesco)

Qualche settimana fa ho pubblicato su questo blog alcuni miei pensierini sulla ‘sharing economy’. Dichiarai subito la mia assoluta ignoranza in tema (cosa che peraltro non sembra essere in genere un impedimento…), con ciò contravvenendo a una regola ferrea della professione: parla di ciò che hai studiato e studi, parla solo se puoi difendere la tua tesi, ascolta in tutti gli altri casi.

Ma l’occasione era troppo ghiotta, poiché questa ‘sharing economy’ sembra essere qualcosa di talmente rivoluzionario che la discussione è confusa e impregnata di ideologia in maniera evidente. E dunque un intervento il quale ‘parta dall’inizio’, gettando un po’ di luce non tanto sull’etimologia del termine quanto sui modi in cui esso viene usato e interpretato, forse ci sta, come dicono oggi i giovani con espressione odiosa (tutto, ci sta, sempre. Il problema è se ci stia bene o ci stia male). Visto che alcuni sembrano essersi divertiti a leggere i miei pensierini, vado avanti, sempre nella speranza che chi ne sa (per aver studiato il fenomeno) mi educhi. Continue reading “Sharing economy? O gig economy?”