I dazi su acciaio e alluminio danneggiano l’intera l’economia che li impone

Torno a condividere dei pensierini dopo mesi e mesi di astinenza. L’ultima volta che lo feci parlai di mercato del lavoro e politica monetaria, e cioè delle possibili ragioni per cui politiche monetarie pur fortemente espansive non riescono a generare inflazione salariale come passo intermedio verso l’inflazione dei prezzi.

Oggi il tema di attualità è un altro: i dazi che l’amministrazione Trump ha imposto sulle importazioni di acciaio e alluminio. Questa decisione ha generato preoccupazione che essa possa essere il primo passo verso un ‘guerra commerciale’, vale a dire che altri paesi possano imporre a loro volta dei dazi sull’importazione di prodotti Usa; ma non ho letto analisi, per quanto preliminari, che discutono la tesi che voglio sottoporre qui all’attenzione di chi segue questo blog. La mia tesi è che gli effetti di un dazio su acciaio e alluminio non sono quelli, o almeno non solo quelli, che sembra aspettarsi chi non ha studiato la teoria del protezionismo. La mia tesi è che la protezione dell’industria Usa di acciaio e alluminio produrrà effetti negativi su tutta l’economia statunitense. E che essi saranno tanto più negativi sulle imprese nella cui produzione acciaio e/o alluminio vengono usati in modo intensivo. Tra questi, ovviamente, spiccano automobilistico, elettrodomestici, infrastrutture.

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Le esportazioni italiane a maggio 2015: Analisi e trionfalismi

“A maggio 2015, la crescita tendenziale delle esportazioni (+2,0%) è principalmente determinata dalle vendite verso l’area UE (+3,5%). I valori medi unitari (+3,4%) sono in aumento, mentre i volumi (-1,3%) sono in diminuzione.” Istat, comunicato stampa sul commercio estero dell’Italia, 16 luglio. Continue reading “Le esportazioni italiane a maggio 2015: Analisi e trionfalismi”

L’Italia nel commercio internazionale: Brevi commenti sul 2010 e sul più lungo periodo, 2005-2010

La ‘Grande Recessione’ ha ormai compiuto i tre anni. Annunciata al grande pubblico come ‘crisi dei mutui subprime’ nell’estate del 2007, e nominata in seguito ‘crisi del credito’, il che serviva a sottolinearne le origini finanziarie e non reali, essa divenne ‘Grande Recessione’, appunto, quando fu chiaro che i guasti sarebbero stati permanenti e si sarebbero fatti sentire sull’economia reale, e cioè su produzione e occupazione, su consumi, investimenti e flussi di commercio internazionale.

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