I dazi su acciaio e alluminio danneggiano l’intera l’economia che li impone

Torno a condividere dei pensierini dopo mesi e mesi di astinenza. L’ultima volta che lo feci parlai di mercato del lavoro e politica monetaria, e cioè delle possibili ragioni per cui politiche monetarie pur fortemente espansive non riescono a generare inflazione salariale come passo intermedio verso l’inflazione dei prezzi.

Oggi il tema di attualità è un altro: i dazi che l’amministrazione Trump ha imposto sulle importazioni di acciaio e alluminio. Questa decisione ha generato preoccupazione che essa possa essere il primo passo verso un ‘guerra commerciale’, vale a dire che altri paesi possano imporre a loro volta dei dazi sull’importazione di prodotti Usa; ma non ho letto analisi, per quanto preliminari, che discutono la tesi che voglio sottoporre qui all’attenzione di chi segue questo blog. La mia tesi è che gli effetti di un dazio su acciaio e alluminio non sono quelli, o almeno non solo quelli, che sembra aspettarsi chi non ha studiato la teoria del protezionismo. La mia tesi è che la protezione dell’industria Usa di acciaio e alluminio produrrà effetti negativi su tutta l’economia statunitense. E che essi saranno tanto più negativi sulle imprese nella cui produzione acciaio e/o alluminio vengono usati in modo intensivo. Tra questi, ovviamente, spiccano automobilistico, elettrodomestici, infrastrutture.

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Non era solo campagna elettorale, Trump mantiene le promesse (purtroppo)

Settimana scorsa ho posto il problema dell’uso che Trump stava facendo di May per promuovere la propria spinta reazionaria verso il ritorno al modello ottocentesco di stato nazione. La May, ovviamente, gradisce, poiché sa bene che al proprio interno ha contro il 48% degli aventi diritto al voto, così che il sostegno del grande fratello non può che portare rassicurarla. Peccato per lei, e per quelli come lei ovunque risiedano, e fortuna per tutti gli altri, che la Corte Suprema abbia ristabilito la certezza del diritto, sentenziando che non può essere un governo a disfare quello che il parlamento ha fatto.

Oggi voglio fare una cosa tra l’ambizioso e l’odioso: voglio valutare gli accadimenti di questa ultima settimana a Washington, DC. Perché ambiziosa? Perché tanto le grandi firme del giornalismo mondiale che gran parte degli analisti finanziari sembrano molto cauti ad esprimere valutazioni su ciò che ci si può aspettare dalla nuova amministrazione, tanto sul piano finanziario che su quello economico. E odiosa, perché sa tanto di ‘adesso velo dico io come stanno le cose.’ Appunto. L’obiettivo, come sempre, è costruire uno scenario plausibile, di fronte al quale poi ciascuno farà quel che crede.

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