La recessione è finita ma il 2016 non sarà l’anno della ripresa

Fine d’anno, tempo di bilanci: da che cosa è stato caratterizzato il 2015? Ma, anche, tempo di previsioni: come sarà il 2016? Sul piano economico, ovviamente.

Credo che per poter arrivare ad un bilancio interessante e ad una previsione rilevante occorra rifuggire da tabelle e percentuali (ciò detto, io ne propongo un paio per gli affezionati del dato). Per capire dove siamo parto dalla considerazione che dal 2008 ad oggi non abbiamo visto in nessun paese al mondo, e men che meno in Europa, i tassi di crescita cui eravamo abituati pre-2007. Di più: da un anno almeno la crescita delle cosiddette economie emergenti è in forte rallentamento, e il motore del giocattolo che girava perché Cina e Brasile crescevano sembra in gravi difficoltà. Dal che, previsioni non proprio ottimistiche sulla crescita 2016 a livello mondiale: meno pessimistiche sui paesi ad alto reddito pro capite, più pessimistiche sulle economie emergenti e i paesi in via di sviluppo (espressione quest’ultima che era venuta scomparendo durante gli anni del grande ottimismo, ma che da qualche tempo abbiamo ricominciato a leggere). Continue reading “La recessione è finita ma il 2016 non sarà l’anno della ripresa”

Sharing economy? O gig economy?

Les paroles seules comptent.
Le reste est bavardage.
(Ionesco)

Qualche settimana fa ho pubblicato su questo blog alcuni miei pensierini sulla ‘sharing economy’. Dichiarai subito la mia assoluta ignoranza in tema (cosa che peraltro non sembra essere in genere un impedimento…), con ciò contravvenendo a una regola ferrea della professione: parla di ciò che hai studiato e studi, parla solo se puoi difendere la tua tesi, ascolta in tutti gli altri casi.

Ma l’occasione era troppo ghiotta, poiché questa ‘sharing economy’ sembra essere qualcosa di talmente rivoluzionario che la discussione è confusa e impregnata di ideologia in maniera evidente. E dunque un intervento il quale ‘parta dall’inizio’, gettando un po’ di luce non tanto sull’etimologia del termine quanto sui modi in cui esso viene usato e interpretato, forse ci sta, come dicono oggi i giovani con espressione odiosa (tutto, ci sta, sempre. Il problema è se ci stia bene o ci stia male). Visto che alcuni sembrano essersi divertiti a leggere i miei pensierini, vado avanti, sempre nella speranza che chi ne sa (per aver studiato il fenomeno) mi educhi. Continue reading “Sharing economy? O gig economy?”

L’innovazione fermerà (forse) la crisi, intanto la produttività non cresce…

Il Professor Joel Mokyr, della Northwestern University, è stato invitato da Politecnico di Milano e Fondazione Telecom Italia a tenere una lezione su

Il futuro dell’innovazione: sono finiti i bei tempi andati?

Il Prof. Mokyr terrà la sua lezione dalle 10:30 in Politecnico, in aula F.lli Castiglioni, Via Candiani 72

[dettagli del programma e link per l’iscrizione su http://www.mip.polimi.it/en/news-events/events/lectio-magistralis-of-joel-mokyr/ ] Continue reading “L’innovazione fermerà (forse) la crisi, intanto la produttività non cresce…”

Italy

Between October 2014 and February 2015, I published on www.scenarieconomici.com a sequence of ten short newspaper-like articles, to which I gave the denomination of ‘Facts’. Each fact had the goal of attracting attention to explanations of the current situation of the Italian economy alternative to the one offered by the (overwhelmingly neoclassical) austerity lovers. My preoccupation is that even many foreign colleagues of valor tend to adhere, along with the foreign general public, to judgments about the Italian economy that are not facts at all but, rather,judgements presented as facts.

This piece is no more than the ten ‘Facts’ resubmitted in such a way as to constitute a reasoning accomplished. Incomplete, as all the arguments, but accomplished. Each section is dedicated to a ‘Fact’, so that the mischievous reader can indulge in looking for contradictions between what I wrote in the autumn-winter last year and what I write now.

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Sarà un dicembre importante per le politiche monetarie

Tassi di interesse negativi. Ne abbiamo scritto a maggio, quando il fenomeno venne all’attenzione del grande pubblico. È ora di tornarci sopra, perché il 3 dicembre prossimo il consiglio direttivo della BCE prenderà decisioni di politica monetaria potenzialmente importanti tra le quali, alcuni immaginano, quella di ridurre ulteriormente il tasso di interesse che paga sui depositi, tasso già ora negativo. Siccome poi queste decisioni condizioneranno, esplicitamente o meno, le decisioni che la FED prenderà il 16 dicembre circa il proprio tasso di sconto, è bene rivedere rapidamente questa storia del ‘tassi negativi’ per poter poi valutare bene gli effetti potenziali delle decisioni che ci aspettano in fine d’anno. Continue reading “Sarà un dicembre importante per le politiche monetarie”

Sharing economy. Sharing what, exactly?

Les paroles seules comptent.

Les reste est bavardage.

Ionesco

Vorrei avviare oggi una discussione sul tema sharing economy. Lo farò come se non avessi letto nulla e non ne avessi sentito parlare prima, assumendo cioè che i miei interlocutori, che probabilmente ne sanno più di me, siano specializzati in alcuni aspetti della cosa ma abbiano perso di vista il punto di partenza comune a qualunque riflessione o, non avendolo perso di vista, lo danno per scontato: la definizione. Che cosa è la sharing economy? Perché tantissimi ne parlano e, a sentire i media, tantissimi la praticano? Chi shares, e che cosa is being shared? Quali aspetti della vita sociale ne vengono influenzati? Chi ci guadagna, e chi ci perde? È davvero, come sostiene Jeremy Rifkin, un paradigma nuovo di potenza e di importanza comparabile al capitalismo (e al feudalesimo, aggiungo io)? In che cosa è diversa dal socialismo? E avanti così. Comincio, nello stile che mi è proprio. Sperando di venir educato da chi queste cose le sa. Continue reading “Sharing economy. Sharing what, exactly?”

Fusioni e acquisizioni, pro e (tanti) contro

Le coincidenze. Nel giro di poche ore due articoli sugli effetti di fusioni e acquisizioni (con buona pace di tutti, mi rifiuto di chiamarle ‘M&A’. A meno che Giovanni Iozzia non mi affidi un articolo in inglese, nel qual caso ubbidirei senz’altro scrivendolo tutto in inglese, senza intercalari in italiano.)

Il primo articolo, dunque, un editoriale del New York Times, titola “Come le fusioni e le acquisizioni danneggiano l’economia’; il secondo, un pezzo su Economyup di Mariano Corso, Andrea Gaschi e Marco Morfino, titola “Fusioni e acquisizioni (non M&A, bravi!!) accelerano la trasformazione digitale”. Negativo il primo, positivo il secondo. Bello, un po’ di dibattito. Continue reading “Fusioni e acquisizioni, pro e (tanti) contro”

Donna è meglio quando si fa impresa

Per la seconda volta in poche settimane sono costretto a ricredermi: le banche non servono solo a distruggere l’economia, come nel 2007-2008 è emerso sanno fare, o soffocarla per assenza di credito, come fanno da sette anni a questa parte. Esse (alcune) sanno anche porsi quesiti importanti. E condividerli. Buono. Molto buono. Altro che balle sulle ‘banche del territorio’. Banche che studiano per vedere come mettere a frutto la liquidità che la BCE regala loro da anni.

Proprio in questo mese di ottobre Intesa Sanpaolo ha pubblicato i risultati di uno studio condotto da Ilaria Sangalli e Stefania Trenti dal titolo Imprese femminili: strategie competitive e differenziali di performance nel manifatturiero italiano. Quali evidenze da un’analisi di matching. (Rimane questo incredibile provincialismo del dover infilare qua e là una parola in inglese, ma non ci posso fare nulla. Se non stroncare il lavoro, ma purtroppo lo farò solo se lo riterrò da stroncare. Or, perhaps, I simply should ignore it). Continue reading “Donna è meglio quando si fa impresa”