La Bce, impotente, va avanti con il QE a vantaggio delle banche

Vero è che non leggo un quotidiano italiano da undici anni e non guardo un telegiornale praticamente dal 1991 (guerra del Kuwait), ma è anche vero che non vivo su Nettuno. E quindi mi permetto di dire che questa storia dei tassi di interesse negativi sulle riserve libere detenute dalle banche presso la bce, associata alla storia sul cosiddetto Quantitative Easing, secondo me non viene discussa abbastanza nel nostro Paese.

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Il ruolo del circolante, quando l’economia ristagna, i governi ne sono felici, e la banca centrale è ‘the next wonderful thing since sliced bread’

Premessa                                                                                                

Da qualche settimana scrivo solo pezzi brevi, dal contenuto circoscritto, relativamente poveri di argomentazioni, ‘veloci’ come talvolta chiedono le circostanze. Oggi vorrei tornare ad uno stile che mi si adatta meglio, credo, didascalico (non ho mai capito dove sia l’insulto), polemico ovviamente, ma che produca un lavoro ‘articolato e complesso,’ come si diceva quando a scrivere erano gli intellettuali. La ragione di questa decisione è semplice (semplice se si pesano le parole che sto per dire):

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292.000 New Jobs! (What Jobs?)

Il 2015 11 12 ho avviato su questo blog una discussione su che cosa sia da intendersi per sharing economy, discussione poi evoluta con una riflessione sulla gig economy, pubblicata il 2015 12 23. Ho cominciato scherzando, tanto è vero che aprivo il mio primo pezzo confessando la mia ignoranza e, ad un tempo, la mia incoscienza a parlare di cose di cui non so. Ma ora mi sto affezionando al tema, e vorrei provare con un altro contributo. Se tale può essere ritenuto.

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Gli anni a venire

 Mala tempora currunt,

sed peiora parantur

Vorrei provare a fare alcune riflessioni su cosa dovremmo aspettarci dal prossimo paio d’anni (o forse più). E vorrei farlo ricordando il passato, perché la perdita della memoria è una tragedia immensa per i processi di apprendimento. Con la memoria si perde il senso dell’equilibrio, scompare l’origine degli assi cartesiani, non è più possibile comparare, distinguere ciò che è da ciò che non è, immaginare che forma potrebbe prendere il futuro. E allora sarà bene fare un esercizio che ci aiuti a capire ciò che avviene, e che potrebbe avvenire, alla luce di ciò che è avvenuto nel passato non troppo lontano. Ricordando sempre che la conoscenza del passato non basta certo prevedere il futuro, ma anche che la sua ignoranza è perdita di memoria e, dunque, condanna all’ignoranza. Cominciamo perciò dal passato. Continue reading “Gli anni a venire”

La recessione è finita ma il 2016 non sarà l’anno della ripresa

Fine d’anno, tempo di bilanci: da che cosa è stato caratterizzato il 2015? Ma, anche, tempo di previsioni: come sarà il 2016? Sul piano economico, ovviamente.

Credo che per poter arrivare ad un bilancio interessante e ad una previsione rilevante occorra rifuggire da tabelle e percentuali (ciò detto, io ne propongo un paio per gli affezionati del dato). Per capire dove siamo parto dalla considerazione che dal 2008 ad oggi non abbiamo visto in nessun paese al mondo, e men che meno in Europa, i tassi di crescita cui eravamo abituati pre-2007. Di più: da un anno almeno la crescita delle cosiddette economie emergenti è in forte rallentamento, e il motore del giocattolo che girava perché Cina e Brasile crescevano sembra in gravi difficoltà. Dal che, previsioni non proprio ottimistiche sulla crescita 2016 a livello mondiale: meno pessimistiche sui paesi ad alto reddito pro capite, più pessimistiche sulle economie emergenti e i paesi in via di sviluppo (espressione quest’ultima che era venuta scomparendo durante gli anni del grande ottimismo, ma che da qualche tempo abbiamo ricominciato a leggere). Continue reading “La recessione è finita ma il 2016 non sarà l’anno della ripresa”

Sharing economy? O gig economy?

Les paroles seules comptent.
Le reste est bavardage.
(Ionesco)

Qualche settimana fa ho pubblicato su questo blog alcuni miei pensierini sulla ‘sharing economy’. Dichiarai subito la mia assoluta ignoranza in tema (cosa che peraltro non sembra essere in genere un impedimento…), con ciò contravvenendo a una regola ferrea della professione: parla di ciò che hai studiato e studi, parla solo se puoi difendere la tua tesi, ascolta in tutti gli altri casi.

Ma l’occasione era troppo ghiotta, poiché questa ‘sharing economy’ sembra essere qualcosa di talmente rivoluzionario che la discussione è confusa e impregnata di ideologia in maniera evidente. E dunque un intervento il quale ‘parta dall’inizio’, gettando un po’ di luce non tanto sull’etimologia del termine quanto sui modi in cui esso viene usato e interpretato, forse ci sta, come dicono oggi i giovani con espressione odiosa (tutto, ci sta, sempre. Il problema è se ci stia bene o ci stia male). Visto che alcuni sembrano essersi divertiti a leggere i miei pensierini, vado avanti, sempre nella speranza che chi ne sa (per aver studiato il fenomeno) mi educhi. Continue reading “Sharing economy? O gig economy?”

L’innovazione fermerà (forse) la crisi, intanto la produttività non cresce…

Il Professor Joel Mokyr, della Northwestern University, è stato invitato da Politecnico di Milano e Fondazione Telecom Italia a tenere una lezione su

Il futuro dell’innovazione: sono finiti i bei tempi andati?

Il Prof. Mokyr terrà la sua lezione dalle 10:30 in Politecnico, in aula F.lli Castiglioni, Via Candiani 72

[dettagli del programma e link per l’iscrizione su http://www.mip.polimi.it/en/news-events/events/lectio-magistralis-of-joel-mokyr/ ] Continue reading “L’innovazione fermerà (forse) la crisi, intanto la produttività non cresce…”

Italy

Between October 2014 and February 2015, I published on www.scenarieconomici.com a sequence of ten short newspaper-like articles, to which I gave the denomination of ‘Facts’. Each fact had the goal of attracting attention to explanations of the current situation of the Italian economy alternative to the one offered by the (overwhelmingly neoclassical) austerity lovers. My preoccupation is that even many foreign colleagues of valor tend to adhere, along with the foreign general public, to judgments about the Italian economy that are not facts at all but, rather,judgements presented as facts.

This piece is no more than the ten ‘Facts’ resubmitted in such a way as to constitute a reasoning accomplished. Incomplete, as all the arguments, but accomplished. Each section is dedicated to a ‘Fact’, so that the mischievous reader can indulge in looking for contradictions between what I wrote in the autumn-winter last year and what I write now.

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