Il 2015 11 12 ho avviato su questo blog una discussione su che cosa sia da intendersi per sharing economy, discussione poi evoluta con una riflessione sulla gig economy, pubblicata il 2015 12 23. Ho cominciato scherzando, tanto è vero che aprivo il mio primo pezzo confessando la mia ignoranza e, ad un tempo, la mia incoscienza a parlare di cose di cui non so. Ma ora mi sto affezionando al tema, e vorrei provare con un altro contributo. Se tale può essere ritenuto.
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Gli anni a venire
Mala tempora currunt,
sed peiora parantur
Vorrei provare a fare alcune riflessioni su cosa dovremmo aspettarci dal prossimo paio d’anni (o forse più). E vorrei farlo ricordando il passato, perché la perdita della memoria è una tragedia immensa per i processi di apprendimento. Con la memoria si perde il senso dell’equilibrio, scompare l’origine degli assi cartesiani, non è più possibile comparare, distinguere ciò che è da ciò che non è, immaginare che forma potrebbe prendere il futuro. E allora sarà bene fare un esercizio che ci aiuti a capire ciò che avviene, e che potrebbe avvenire, alla luce di ciò che è avvenuto nel passato non troppo lontano. Ricordando sempre che la conoscenza del passato non basta certo prevedere il futuro, ma anche che la sua ignoranza è perdita di memoria e, dunque, condanna all’ignoranza. Cominciamo perciò dal passato. Continue reading “Gli anni a venire”
La Fed alza i tassi: servirà? Non molto, e gli effetti saranno lenti
Tanto tuonò, che piovve, dice il proverbio.
E la FED ha deciso quel che ormai tutti, da mesi se non da anni, si attendevano.
E adesso? È davvero finita un’epoca? Possiamo fare previsioni su come sarà la nuova? Continue reading “La Fed alza i tassi: servirà? Non molto, e gli effetti saranno lenti”
Fra il dire e il fare … prospettive della politica fiscale statunitense e di quella europea
La crisi portata all’attenzione del pubblico nell’estate del 2007 era una crisi del debito privato: del settore finanziario, anzitutto, ma anche di quello delle famiglie. Le imprese produttive non sembravano soffrire dello stesso problema, né sembrava particolarmente preoccupante la situazione dei debiti pubblici -se non per coloro che in questa sede abbiamo definito ‘le vestali dell’ortodossia’, cioè coloro per i quali il pareggio dei bilanci pubblici dei paesi dell’UE è una questione di principio e non una di politica economica, di occupazione, di benessere. Oggi, dopo tre anni e mezzo, la crisi è essenzialmente crisi del debito pubblico. Il 2010 è stato l’anno in cui questa metamorfosi si è estrinsecata in tutta la sua chiarezza: dapprima la cosiddetta ‘crisi greca’ o, come si potrebbe anche chiamarla se si volesse essere un pochino più rigorosi, la crisi del debito pubblico greco, la quale ci ha preoccupato in particolare nella prima metà dell’anno; poi la ‘crisi irlandese’, che a voler essere un pochino più rigorosi, potremmo anche identificare come la crisi del sistema bancario e finanziario irlandese, la quale ha assorbito la nostra attenzione nella seconda metà. Il tutto nel quadro di una campagna di stampa dedicata alla crisi del progetto europeo, alle (vere o presunte) diatribe tra un primo ministro e l’altro e tanti, tanti giornalisti e opinionisti impegnati nella battaglia contro i deficit pubblici e a favore di bilanci in pareggio. Europei, ovviamente.
Obama e la (ri)regolamentazione dell’alta finanza dopo la Grande Recessione
di Andrej Sokol
Mentre il Fondo Monetario Internazionale rivede al rialzo le proprie previsioni di crescita per l’economia mondiale, pur segnalandone la mancanza di omogeneità fra le principali aree economiche e la cruciale dipendenza dalle componenti pubbliche della domanda aggregata, gli ambienti politici ed economici sono ancora impegnati ad elaborare appieno il significato delle proposte di riforma del sistema finanziario avanzate dal Presidente degli Stati Uniti nella sua conferenza stampa del 21 gennaio scorso, in parte riprese anche nel discorso del 27 gennaio sullo Stato dell’Unione. Il contenuto economico di tali proposte e alcune considerazioni generali sulla loro possibile portata costituiscono l’oggetto del presente articolo.
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