Più regole a banche e finanza o la ripresa resta un miraggio

«Il rigore chiesto dai mercati sta trascinando l’Europa in una spirale recessiva». Fabio Sdogati, professore di Economia Politica al Politecnico di Milano, è convinto che questo circolo vizioso vada spezzato.
Come?
«Basta tagli. Bisogna riequilibrare il carico fiscale, tassando i grandi patrimoni per dare un po’ di fiato alle classi medie e ai gruppi sociali meno abbienti, come aveva promesso Mario Monti in novembre. Aveva detto che non si sarebbe spinto fino a una patrimoniale, ma avrebbe preso provvedimenti con ricadute analoghe. Invece finora non si è visto nulla».
E poi?
«Poi con quei soldi bisogna mettere in atto una politica economica espansiva. Se l’economia si ferma anche le casse dello Stato ne soffrono e quindi il debito non si riduce in questo modo. Bisogna ripensare le politiche fiscali, che vanno concordate a livello europeo. Ormai non ci sono più gli Stati nazionali nel senso classico del termine, per cui ci vuole anche un’unione fiscale».
Prima di arrivarci, però, saremo in bancarotta…
«Non penserà che bastino i tagli della spending review per ridurre un debito pubblico di duemila miliardi di euro. Ci vuol altro! Ormai il nostro debito supera il 120% del Pil, ma questo dipende soprattutto dal fatto che il Pil non cresce. Se Monti riprendesse a premere sugli altri capi di Stato europei in favore della crescita, come aveva fatto all’inizio, almeno si rimetterebbero in moto gli investimenti. Con dei tassi così bassi è molto strano che le aziende non investano. Questo atteggiamento prudente si spiega con la scarsa fiducia nel futuro, non con la mancanza di liquidità».
Sarà difficile convincere i tedeschi ad rinunciare al rigore…
«Ma l’enormità del nostro debito pubblico non dipende dal fatto che viviamo al di sopra dei nostri mezzi, ma dalle sacche di evasione fiscale e dalle grandi ricchezze nascoste. Sono quelle che bisogna andare a scovare, mettendo in atto anche una regolamentazione più stringente del sistema bancario e dei mercati finanziari, come quella attuata negli anni Settanta, quand’era a capo della Fed, da Paul Volcker, oggi consigliere di Barack Obama per la ripresa economica».
I mercati non amano Volcker…
«Ma lo temono. Con una una stretta regolatoria sulle banche e i mercati finanziari, in combinazione con delle politiche fiscali espansive, si potrebbe rimettere in piedi l’economia in modo molto più efficace di quanto si stia facendo oggi in Europa».
Elena Comelli

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