Ho sostenuto una tesi piuttosto fuori dal coro: invece di prendermela con il governo, con i giovani e la droga, la sacra corona unita, il tempo e il sindacato, la Merkel, la sfortuna e non saprei più chi (ah no, scusate, l’Euro, ovviamente!), ho avanzato l’ipotesi che lo stato pietoso in cui versa la nostra economia sia dovuto anche al declino delle capacità imprenditoriali dei concittadini.
Author: Fabio Sdogati
Il ruolo delle Banche Centrali dopo la Grande Recessione: a lezione con Fabio Sdogati (parte 2)
Sono passati oramai nove anni dallo scoppio della Grande Recessione, e il ruolo delle Banche Centrali sembra oramai radicalmente cambiato rispetto a quello a cui eravamo abituati a pensare. In questo primo appuntamento parliamo di come erano le Banche Centrali e del loro ruolo tradizionale prima del 2008.
Brexit? Ma no!
Preistoria
Correva l’anno 1973, e Danimarca, Irlanda e Regno Unito diventavano membri della Comunità Economica Europea (CEE, che non c’è più dal 31 dicembre 1992, ma bisogna dirlo perché molti non se ne sono ancora accorti). Soltanto due anni dopo la Gran Bretagna teneva il suo primo referendum di verifica sulla voglia di quel popolo di restare o meno nella CEE. La storia si ripete. Allora, ci ricorda Gavin Davies, che c’era , il quadro era ben diverso: esistevano le elites politiche, il popolino ubbidiva (‘egemonia’, direbbe Gramsci in tono più nobile)….e il risultato del referendum fu che due terzi dei votanti si espressero a favore dello status quo.
Questa breve premessa per dire due cose: che i britannici hanno sempre pensato che le tempeste sul canale della Manica isolano l’Europa, non loro; e che stavolta il clamore è tanto perché non ci sono più le elites politiche di un tempo. Ma la ciccia è la stessa, sostengo io, e il risultato del referendum pure. Come lo so? Perché il popolo votante è conservatore, perché il cambiamento lo impaurisce.
Il ruolo delle Banche Centrali dopo la Grande Recessione: a lezione con Fabio Sdogati
Sono passati oramai nove anni dallo scoppio della Grande Recessione, e il ruolo delle Banche Centrali sembra oramai radicalmente cambiato rispetto a quello a cui eravamo abituati a pensare. In questo primo appuntamento parliamo di come erano le Banche Centrali e del loro ruolo tradizionale prima del 2008.
Sharing economy o gig economy? E’ in atto un cambiamento dirompente (‘disruptive’) del mercato del lavoro
Premessa
Che cosa è la sharing economy? Perché tantissimi ne parlano e, a sentire i media, tantissimi la praticano? Chi shares, e che cosa is being shared? Quali aspetti della vita sociale ne vengono influenzati? Chi ci guadagna, e chi ci perde? È davvero, come sostiene Jeremy Rifkin, un paradigma nuovo di potenza e di importanza comparabile al capitalismo (e al feudalesimo, aggiungo io)? In che cosa è diversa dal socialismo?
Piano piano se ne stanno accorgendo …
La crescita globale rimane “troppo lenta e fragile” e “i rischi che essa si interrompa stanno aumentando”. Questo il commento del direttore del FMI, Christine Lagarde, martedì scorso in un intervento alla banca centrale tedesca. Per uscire da questa situazione è necessario che la politica monetaria non rimanga più sola ma che venga accompagnata da stimoli della domanda e incentivi alla ricerca. Dopo sette anni, piano piano se ne stanno accorgendo …
La Bce, impotente, va avanti con il QE a vantaggio delle banche
Vero è che non leggo un quotidiano italiano da undici anni e non guardo un telegiornale praticamente dal 1991 (guerra del Kuwait), ma è anche vero che non vivo su Nettuno. E quindi mi permetto di dire che questa storia dei tassi di interesse negativi sulle riserve libere detenute dalle banche presso la bce, associata alla storia sul cosiddetto Quantitative Easing, secondo me non viene discussa abbastanza nel nostro Paese.
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Il ruolo del circolante, quando l’economia ristagna, i governi ne sono felici, e la banca centrale è ‘the next wonderful thing since sliced bread’
Premessa
Da qualche settimana scrivo solo pezzi brevi, dal contenuto circoscritto, relativamente poveri di argomentazioni, ‘veloci’ come talvolta chiedono le circostanze. Oggi vorrei tornare ad uno stile che mi si adatta meglio, credo, didascalico (non ho mai capito dove sia l’insulto), polemico ovviamente, ma che produca un lavoro ‘articolato e complesso,’ come si diceva quando a scrivere erano gli intellettuali. La ragione di questa decisione è semplice (semplice se si pesano le parole che sto per dire):
292.000 New Jobs! (What Jobs?)
Il 2015 11 12 ho avviato su questo blog una discussione su che cosa sia da intendersi per sharing economy, discussione poi evoluta con una riflessione sulla gig economy, pubblicata il 2015 12 23. Ho cominciato scherzando, tanto è vero che aprivo il mio primo pezzo confessando la mia ignoranza e, ad un tempo, la mia incoscienza a parlare di cose di cui non so. Ma ora mi sto affezionando al tema, e vorrei provare con un altro contributo. Se tale può essere ritenuto.
Gli anni a venire
Mala tempora currunt,
sed peiora parantur
Vorrei provare a fare alcune riflessioni su cosa dovremmo aspettarci dal prossimo paio d’anni (o forse più). E vorrei farlo ricordando il passato, perché la perdita della memoria è una tragedia immensa per i processi di apprendimento. Con la memoria si perde il senso dell’equilibrio, scompare l’origine degli assi cartesiani, non è più possibile comparare, distinguere ciò che è da ciò che non è, immaginare che forma potrebbe prendere il futuro. E allora sarà bene fare un esercizio che ci aiuti a capire ciò che avviene, e che potrebbe avvenire, alla luce di ciò che è avvenuto nel passato non troppo lontano. Ricordando sempre che la conoscenza del passato non basta certo prevedere il futuro, ma anche che la sua ignoranza è perdita di memoria e, dunque, condanna all’ignoranza. Cominciamo perciò dal passato. Continue reading “Gli anni a venire”