Fra il dire e il fare … prospettive della politica fiscale statunitense e di quella europea

La crisi portata all’attenzione del pubblico nell’estate del 2007 era una crisi del debito privato: del settore finanziario, anzitutto, ma anche di quello delle famiglie. Le imprese produttive non sembravano soffrire dello stesso problema, né sembrava particolarmente preoccupante la situazione dei debiti pubblici -se non per coloro che in questa sede abbiamo definito ‘le vestali dell’ortodossia’, cioè coloro per i quali il pareggio dei bilanci pubblici dei paesi dell’UE è una questione di principio e non una di politica economica, di occupazione, di benessere. Oggi, dopo tre anni e mezzo, la crisi è essenzialmente crisi del debito pubblico. Il 2010 è stato l’anno in cui questa metamorfosi si è estrinsecata in tutta la sua chiarezza: dapprima la cosiddetta ‘crisi greca’ o, come si potrebbe anche chiamarla se si volesse essere un pochino più rigorosi, la crisi del debito pubblico greco, la quale ci ha preoccupato in particolare nella prima metà dell’anno; poi la ‘crisi irlandese’, che a voler essere un pochino più rigorosi, potremmo anche identificare come la crisi del sistema bancario e finanziario irlandese, la quale ha assorbito la nostra attenzione nella seconda metà. Il tutto nel quadro di una campagna di stampa dedicata alla crisi del progetto europeo, alle (vere o presunte) diatribe tra un primo ministro e l’altro e tanti, tanti giornalisti e opinionisti impegnati nella battaglia contro i deficit pubblici e a favore di bilanci in pareggio. Europei, ovviamente.

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Recensione di ‘Come finirà?’ di Jacques Attali

Si potrebbe pensare che Come finirà? sia un titolo pensato per pure ragioni di marketing. E forse è così, perché si tratta di un titolo oltremodo attraente per tutti: non vogliamo forse sapere sempre ‘come finirà’ qualunque cosa, qualunque viaggio, qualunque avventura, qualunque avvenimento piccolo o grande? Si può persino immaginare che un lettore distratto potrebbe comperare il libro avendo dato soltanto un’occhiata al sottotitolo, e quindi al contenuto ‘vero’ del volume. Comunque sia, Come finirà? è il quesito che da diversi anni economisti accademici e policy makers si pongono con angoscia crescente.

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Il Futuro dell’Economia Mondiale: Oltre la Crisi Globale

Politecnico di Milano, 28 ottobre 2010

Paul Krugman, premio Nobel per l’Economia 2008, ha tenuto una lezione sulle origini e le conseguenze della crisi iniziata nell’agosto 2007. Nella seconda parte della serata ne ha discusso con il Professor Krugman, Fabio Sdogati, Professore di Economia Internazionale del Politecnico di Milano.

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Dalla crisi del credito alla crisi dei debiti pubblici europei

Le dure politiche di risanamento dei conti pubblici messe in atto dai governi non avranno effetti positivi sull’economia reale: la dimensione dei debiti sovrani è ormai talmente grande che il modo di pensare tradizionale appare inadeguato. Un’analisi “fuori dal coro” dello scenario economico attuale.

Politica economica e geografia della ripresa: quali implicazioni per la supply chain?

di Fabio Sdogati e Andrej Sokol

Nel dicembre del 2007 l’economia americana entrava ufficialmente in recessione; si chiudeva così un periodo di crescita ininterrotta che durava dal novembre del 2001. Approssimativamente nello stesso periodo, anche gran parte delle altre economie  – senza grandi distinzioni fra quelle ad alto e a basso reddito – registravano un progressivo rallentamento. Ma è solo tra la fine del 2008 ed il 2009 che l’economia mondiale avrebbe subito il più grave declino dell’attività economica dal secondo dopoguerra, con un tasso di crescita del PIL reale addirittura negativo secondo i calcoli del Fondo Monetario Internazionale.

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