Fatto n. 5: Sono gli investimenti che generano aumenti di produttività. Ma le imprese italiane non investono

Premessa

[Chi avesse letto uno qualsiasi dei Fatti 1, 2, 3 o 4 salti questa premessa a piè pari e vada sotto a il Fatto n. 5]

Quando, anni fa, discutevo con studenti, colleghi e amici dell’opportunità o meno di aprire www.scenarieconomici.com, la mia posizione su quali sarebbero stati i temi che vi avrebbero trovato spazio era molto ferma: temi di economia internazionale, reale e finanziaria, temi importanti per il governo dell’economia mondiale quali le politiche monetarie e quelle fiscali. E temi di politica economica interna italiana? No, grazie. Certamente temi da discutere con studenti, colleghi e amici, ma non nel ‘dibattito pubblico’, quello tra e sui quotidiani, gli spettacolini televisivi post prandiali, le uscite estemporanee di politici e giornalisti di cui già Giorgio Gaber ci parlava anni e anni fa. Un dibattito pubblico asfittico, tinto di ideologia come in pochi tra i paesi ad alto reddito pro capite, povero di posizioni scientificamente solide collegate alla ricerca, ricco però di luoghi comuni quali quelli che hanno portato il paese al disastro: il ‘piccolo è bello’, le virtù dell’essere ‘radicati sul territorio’, le magnifiche sorti e progressive del ‘made in Italy’,  e avanti così, il tutto mentre la globalizzazione dei mercati e delle culture avanzava trionfante (vedo i miei studenti di tanti anni sorridere mentre leggono questa mia tirata vecchia ormai di decenni!). Continue reading “Fatto n. 5: Sono gli investimenti che generano aumenti di produttività. Ma le imprese italiane non investono”

Fact # 2: Labor cost in Italy is too high for Italian firms to be able to compete on world market. FALSE. And, by the way: high relative to what?

[If you have read Fact # 1, you have already read the premise. Thus, you should skip it and go to Fact #2 below directly]

Premise

On October 5, 2014  I decided I should embark on writing a series of short newspaper-like articles with the goal of attracting attention to explanations of the current situation of the Italian economy alternative to the ones offered by the (overwhelmingly neoclassical) austerity lovers. While I had not planned to publish both in Italian and in English, the ‘likes’ I got on the first three pieces in Italian convinced me that I should go the extra mile and publish them in English as well.

Of course, ‘likes’ on socials are not the only reason to publish in English. My preoccupation is that even many foreign colleagues of valor tend to adhere, along with the foreign general public, to judgments about the Italian economy that are not facts at all but, rather, judgements presented as facts. I thought it would be worthwhile to alert colleagues and public alike: when reading austerians, please take what you read cum grano salis, my friends!

And here is Fact #2:

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Fatto N.4: Perché il paese non riesce ad attrarre Investimenti Diretti dall’Estero? Perché c’è l’Articolo 18? NON E’ VERO

Premessa

[Chi avesse letto uno qualsiasi dei Fatti 1, 2 o 3 salti questa premessa a piè pari e vada sotto a il Fatto n. 4]

Quando, anni fa, discutevo con studenti, colleghi e amici dell’opportunità o meno di aprire www.scenarieconomici.com, la mia posizione su quali sarebbero stati i temi che vi avrebbero trovato spazio era molto ferma: temi di economia internazionale, reale e finanziaria, temi importanti per il governo dell’economia mondiale quali le politiche monetarie e quelle fiscali. E temi di politica economica interna italiana? No, grazie. Certamente temi da discutere con studenti, colleghi e amici, ma non nel ‘dibattito pubblico’, quello tra e sui quotidiani, gli spettacolini televisivi post prandiali, le uscite estemporanee di politici e giornalisti di cui già Giorgio Gaber ci parlava anni e anni fa. Un dibattito pubblico asfittico, tinto di ideologia come in pochi tra i paesi ad alto reddito pro capite, povero di posizioni scientificamente solide collegate alla ricerca, ricco però di luoghi comuni quali quelli che hanno portato il paese al disastro: il ‘piccolo è bello’, le virtù dell’essere ‘radicati sul territorio’, le magnifiche sorti e progressive del ‘made in Italy’,  e avanti così, il tutto mentre la globalizzazione dei mercati e delle culture avanzava trionfante (vedo i miei studenti di tanti anni sorridere mentre leggono questa mia tirata vecchia ormai di decenni!). Continue reading “Fatto N.4: Perché il paese non riesce ad attrarre Investimenti Diretti dall’Estero? Perché c’è l’Articolo 18? NON E’ VERO”

Fact # 1: Italian Workers Are Not Iperprotected

Premise

On October 5 I decided I should embark on writing a series of short newspaper-like articles with the goal of attracting attention to explanations of the current situation of the Italian economy alternative to the one offered by the (overwhelmingly neoclassical) austerity lovers. While I had no planned to publish both in Italian and in English, the ‘likes’ I got on the first three pieces in Italian convinced me that I should go the extra mile and publish them in English as well.

Of course, ‘likes’ on socials are not the only reason to publish in English. My preoccupation is that even many foreign colleagues of valor tend to adhere, along with the foreign general public, to judgments about the Italian economy that are not facts at all but, rather, judgements presented as facts. I thought it would be worthwhile to alert colleagues and public alike: when reading austerians, please take what you read cum grano salis, my friends!

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Fatto N.3: Sul mercato del lavoro italiano manca la flessibilità. NON E’ VERO

Premessa

[Chi avesse letto il Fatto n. 1 e il Fatto n. 2 la salti a piè pari e vada sotto, a il Fatto n. 3]

Quando, anni fa, discutevo con studenti, colleghi e amici dell’opportunità o meno di aprire www.scenarieconomici.com, la mia posizione su quali sarebbero stati i temi che avrebbero trovato spazio era molto ferma: temi di economia internazionale, reale e finanziaria, temi importanti per il governo dell’economia mondiale quali le politiche monetarie e quelle fiscali. E temi di politica economica interna italiana? No, grazie. Certamente temi da discutere con studenti, colleghi e amici, ma non nel ‘dibattito pubblico’, quello tra e sui quotidiani, gli spettacolini televisivi post prandiali, le uscite estemporanee di politici e giornalisti di cui già Giorgio Gaber ci parlava anni e anni fa. Un dibattito pubblico asfittico, tinto di ideologia come in pochi tra i paesi ad alto reddito pro capite, povero di posizioni scientificamente solide collegate alla ricerca, ricco però di luoghi comuni quali quelli che hanno portato il paese al disastro: il ‘piccolo è bello’, le virtù dell’essere ‘radicati sul territorio’, le magnifiche sorti e progressive del ‘made in Italy’,  e avanti così, il tutto mentre la globalizzazione dei mercati e delle culture avanzava trionfante (vedo i miei studenti di tanti anni sorridere mentre leggono questa mia tirata vecchia ormai di decenni!). Continue reading “Fatto N.3: Sul mercato del lavoro italiano manca la flessibilità. NON E’ VERO”

Fatto N.2: Il costo del lavoro in Italia è troppo alto. NON E’ VERO. E poi, alto rispetto a che cosa?

Premessa

[Chi avesse letto il Fatto n. 1 la salti a piè pari e vada sotto a il Fatto n. 2]

Quando, anni fa, discutevo con studenti, colleghi e amici dell’opportunità o meno di aprire www.scenarieconomici.com, la mia posizione su quali sarebbero stati i temi che avrebbero trovato spazio era molto ferma: temi di economia internazionale, reale e finanziaria, temi importanti per il governo dell’economia mondiale quali le politiche monetarie e quelle fiscali. E temi di politica economica interna italiana? No, grazie. Certamente temi da discutere con studenti, colleghi e amici, ma non nel ‘dibattito pubblico’, quello tra e sui quotidiani, gli spettacolini televisivi post prandiali, le uscite estemporanee di politici e giornalisti di cui già Giorgio Gaber ci parlava anni e anni fa. Un dibattito pubblico asfittico, tinto di ideologia come in pochi tra i paesi ad alto reddito pro capite, povero di posizioni scientificamente solide collegate alla ricerca, ricco però di luoghi comuni quali quelli che hanno portato il paese al disastro: il ‘piccolo è bello’, le virtù dell’essere ‘radicati sul territorio’, le magnifiche sorti e progressive del ‘made in Italy’,  e avanti così, il tutto mentre la globalizzazione dei mercati e delle culture avanzava trionfante (vedo i miei studenti di tanti anni sorridere mentre leggono questa mia tirata vecchia ormai di decenni!). Continue reading “Fatto N.2: Il costo del lavoro in Italia è troppo alto. NON E’ VERO. E poi, alto rispetto a che cosa?”

Fatto N.1: I lavoratori Italiani non sono iperprotetti

Premessa

Quando, anni fa, discutevo con studenti, colleghi e amici dell’opportunità o meno di aprire www.scenarieconomici.com, la mia posizione su quali sarebbero stati i temi che avrebbero trovato spazio era molto ferma: temi di economia internazionale, reale e finanziaria, temi importanti per il governo dell’economia mondiale quali le politiche monetarie e quelle fiscali. E temi di politica economica interna italiana? No, grazie. Certamente temi da discutere con studenti, colleghi e amici, ma non nel ‘dibattito pubblico’, quello tra e sui quotidiani, gli spettacolini televisivi post prandiali, le uscite estemporanee di politici e giornalisti di cui già Giorgio Gaber ci parlava anni e anni fa. Un dibattito pubblico asfittico, tinto di ideologia come in pochi tra i paesi ad alto reddito pro capite, povero di posizioni scientificamente solide collegate alla ricerca, ricco però di luoghi comuni quali quelli che hanno portato il paese al disastro: il ‘piccolo è bello’, le virtù dell’essere ‘radicati sul territorio’, le magnifiche sorti e progressive del ‘made in Italy’,  e avanti così, il tutto mentre la globalizzazione dei mercati e delle culture avanzava trionfante (vedo i miei studenti di tanti anni sorridere mentre leggono questa mia tirata vecchia ormai di decenni!). Continue reading “Fatto N.1: I lavoratori Italiani non sono iperprotetti”