Obama e la (ri)regolamentazione dell’alta finanza dopo la Grande Recessione

di Andrej Sokol

Mentre il Fondo Monetario Internazionale rivede al rialzo le proprie previsioni di crescita per l’economia mondiale, pur segnalandone la mancanza di omogeneità fra le principali aree economiche e la cruciale dipendenza dalle componenti pubbliche della domanda aggregata, gli ambienti politici ed economici sono ancora impegnati ad elaborare appieno il significato delle proposte di riforma del sistema finanziario avanzate dal Presidente degli Stati Uniti nella sua conferenza stampa del 21 gennaio scorso, in parte riprese anche nel discorso del 27 gennaio sullo Stato dell’Unione. Il contenuto economico di tali proposte e alcune considerazioni generali sulla loro possibile portata costituiscono l’oggetto del presente articolo.

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L’Italia nel commercio internazionale: Brevi commenti sul 2010 e sul più lungo periodo, 2005-2010

La ‘Grande Recessione’ ha ormai compiuto i tre anni. Annunciata al grande pubblico come ‘crisi dei mutui subprime’ nell’estate del 2007, e nominata in seguito ‘crisi del credito’, il che serviva a sottolinearne le origini finanziarie e non reali, essa divenne ‘Grande Recessione’, appunto, quando fu chiaro che i guasti sarebbero stati permanenti e si sarebbero fatti sentire sull’economia reale, e cioè su produzione e occupazione, su consumi, investimenti e flussi di commercio internazionale.

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La crisi che non c’era

Sembra a chi scrive che possa essere utile fare il punto sullo stato dell’economia italiana all’inizio di questo nuovo anno. La proliferazione dell’informazione, fatto di per sé indiscutibilmente positivo, può infatti avere talvolta degli effetti negativi sulla possibilità che il pubblico ha di formarsi un quadro della situazione coerente con le sue caratteristiche ‘vere’. E ciò non vale soltanto per il ‘pubblico’ nell’accezione più comprensiva del termine, ma vale anche talvolta per professionisti, giovani, studenti, gruppi importanti nella vita del paese che hanno bisogno di formarsi un quadro, se non ‘vero’, almeno comprensibile di come la situazione economica vada evolvendo e di quali possano essere le prospettive per il futuro prevedibile.

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Alla ricerca di una nuova Strategia di Lisbona dell’Unione Europea

di Andrea Forti

Nel 2010 si concluderà il tormentato ciclo decennale del programma di politica per la competitività e la crescita economica dell’Unione Europea noto come strategia di Lisbona (SL) e il Consiglio dei Ministri della UE ha iniziato a discutere in preparazione di “una rinnovata strategia UE per il lavoro e l’occupazione per il periodo post-2010” (dal Comunicato stampa del Consiglio, nella formazione “Affari Generali” del 16 novembre 2009) ed attende dalla Commissione Europea, all’inizio dell’anno, una proposta in merito.

 Anche se il dibattito pubblico non è ancora entrato nel vivo, in attesa della nomina della nuova Commissione presieduta per la seconda volta da José Manuel Durão Barroso, la Commissione uscente e il Consiglio, attivamente sostenuti dalla Presidenza svedese di turno, hanno già messo in chiaro che la SL dovrà essere rimpiazzata da una nuova strategia che ne salvi gli aspetti positivi correggendone le imperfezioni.

Ma cosa ha funzionato? E cosa invece non ha funzionato, visti gli esiti deludenti della SL rispetto agli obiettivi proclamati?

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