Effetti della politica tariffaria USA sul saldo commerciale bilaterale USA-Cina e su quello globale USA

Francesco Morello

Fabio Sdogati

Introduzione

In un articolo dell’agosto 2018 Daniele Langiu e Fabio Sdogati hanno sostenuto che la necessità crescente dell’economia statunitense di finanziarsi dall’estero renderà inefficaci i dazi imposti da Trump e finalizzati ad una riduzione del deficit commerciale statunitense. Langiu e Sdogati (2018) hanno provato a delineare e ad argomentare a favore di questa tesi facendo leva sia sul buon senso sia sulla buona teoria economica.

Obiettivo di questo breve articolo è mostrare che la politica commerciale restrittiva adottata dall’amministrazione Trump verso la Cina, seppur capace di ridurre il deficit commerciale USA verso la Cina stessa, non ha avuto e, sosteniamo senza poter argomentare teoricamente in questa sede, non avrà l’effetto di ridurre il deficit commerciale USA complessivo. Mostreremo infatti che la guerra commerciale di Trump ha avuto un effetto di trade diversion, cioè una deviazione dei flussi di commercio internazionale da paesi non soggetti ad aumenti di dazi, quali il Vietnam, o paesi che partecipano ad accordi di scambio bilaterale o multilaterale, ad esempio il Messico. L’effetto di trade diversion potrebbe, quindi, contribuire anche a regionalizzare le catene globali di produzione (come anticipato in un articolo pubblicato a dicembre 2018).

Per argomentare a favore della nostra tesi facciamo ricorso ad una base di dati che noi utilizziamo per la prima volta, quella sul commercio internazionale del Us Bureau of Census. Questi dati vengono pubblicati mensilmente, ed al momento in cui scriviamo sono disponibili fino all’ottobre 2019 compreso. Mostreremo che:

  1. Il deficit commerciale USA-Cina sta diminuendo
  2. Il deficit commerciale USA-Resto del Mondo (esclusa Cina) sta aumentando
  3. Si è verificato uno spostamento delle importazioni statunitensi:
    1. dalla Cina verso paesi ‘simili alla Cina’ in termini di posizionamento nelle catene globali di produzione, e/o
    2. verso il Messico, cioè uno dei paesi che hanno firmato con gli USA l’accordo commerciale USMCA.

Il deficit commerciale USA vs Cina è diminuito e Il deficit commerciale USA vs Resto del Mondo (Cina esclusa) è aumentato

Si faccia riferimento al grafico in Figura 1, in cui sono riportati gli andamenti dei deficit commerciali statunitensi (sole merci, ndr), rispettivamente, con Cina e con il resto del mondo (Cina esclusa) nei primi dieci mesi di ogni anno (da gennaio ad ottobre). Come è possibile osservare, il deficit commerciale degli Stati Uniti con la Cina è effettivamente diminuito da 345 miliardi di US$ nei primi 10 mesi del 2018 ai 294 miliardi di US$ nei primi 10 mesi del 2019. Sembra dunque che la politica commerciale di Trump nei confronti dell’economia cinese abbia avuto l’effetto desiderato. Tuttavia, se consideriamo il resto del mondo, osserviamo che il deficit commerciale è aumentato tra il 2018 e il 2019 da 383 a 430 miliardi di US$. Sembra dunque esserci stato un effetto di ridirezionamento degli scambi internazionali dalla Cina verso il Resto del Mondo.

Deficit commerciale USA

Effetto di Trade Diversion: chi trae vantaggi dalla politica protezionistica anti-cinese?

Un’ispezione dei dati riportati in Tabella 1 consente di vedere che tra 2018 e 2019, si è registrato uno spostamento delle importazioni Usa dalla Cina verso paesi ‘simili alla Cina’ in termini di posizionamento nelle catene globali di produzione e verso paesi che hanno firmato accordi di commercio internazionale con gli Usa, in particolare il Messico.

L’area che più di tutti ha beneficiato di questo effetto ridirezionamento dei flussi commerciali è sicuramente il Nord America, un effetto che altrove abbiamo definito regionalizzazione delle catene globali del valore. In termini assoluti, il deficit commerciale statunitense con quest’area è aumentato di quasi 23 miliardi di US$ nei primi dieci mesi del 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018, un incremento del 27%. In particolare, nei primi dieci mesi del 2019, le imprese localizzate in Messico hanno esportato 12 miliardi di US$ in più rispetto allo stesso periodo del 2019. Al peggioramento del deficit commerciale ha poi contribuito anche il calo delle esportazioni statunitensi, sia verso il Canada (- 3 miliardi di US$) sia verso il Messico (-6.6 miliardi di US$).

A seguire è l’Europa, con un incremento di 20.3 miliardi di US$. Tra gli europei Svizzera, Irlanda, Francia ed Italia sono i paesi che hanno visto aumentare di più il proprio surplus commerciale con gli Stati Uniti. In particolare, la Svizzera ha registrato un aumento di più del 50%, arrivando ad un surplus di quasi 22 miliardi di US$; Irlanda e Francia si sono attestate intorno ai 5 miliardi di US$ mentre l’Italia e la Russia attorno ai 2 miliardi di US$ e 1 miliardo di US$ rispettivamente. Regno Unito e Germania non hanno subìto particolari variazioni.

In Asia, il Vietnam sembra essere il maggiore beneficiario della guerra commerciale sino-statunitense. Nei primi dieci mesi dell’anno il paese ha, infatti, registrato un incremento delle esportazioni nette pari a 13 miliardi di US$ (+39%). Le importazioni statunitensi nei primi 10 mesi del 2019, pari a 55,4 miliardi di US$, sono già maggiori rispetto a tutte le importazioni statunitensi del 2018, pari a 49,2 miliardi di US$. Taiwan, Corea del Sud e Giappone sembrano gli altri paesi avvantaggiati dalla situazione.

Picture 1Da questa rapida analisi sembra quindi possibile concludere che la politica commerciale restrittiva adottata dall’amministrazione Trump, seppur efficace nei confronti diretti della Cina, abbia innescato un meccanismo di deviazione di flussi commerciali che ha inibito qualsiasi miglioramento del deficit commerciale USA complessivo. I paesi che maggiormente stanno traendo beneficio da questo meccanismo sono quelli che possono essere considerati “simili” alla Cina dal punto di vista della specializzazione produttiva e/o che fanno parte di accordi di scambio bilaterali o multilaterali come Vietnam e Messico.

 

 

 

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