Ma tu faresti credito ad uno che ti promette che risparmierà? E a uno che chiede di aiutarlo ad arricchirsi?

Come ho previsto in un mio scritto di alcuni giorni fa, con la vittoria di Syriza e l’ingresso sullo scenario del primo governo pro-crescita dell’Unione Economica e Monetaria (ed UE) si è aperto finalmente il dibattito sui destini di questa nostra Europa. Dibattito che fino al 26 gennaio scorso non poteva esserci, essendo tutti e 19 i governi dell’UEM schierati a favore dell’austerità; ora i duri e puri del pensiero economico e politico sofisticato, quelli del “i debiti si pagano”, si sono ridotti a 18, la dittatura del pensiero unico è spezzata, quel piccolo 1 ci consente di intraprendere un ragionamento. E forse anche un percorso. Vediamo perché.

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Fatto N.9: L’austerità ha risanato debito ed economia? Falso, ecco perché.

Premessa [Chi avesse letto uno qualsiasi dei primi 8 Fatti, salti questa premessa a piè pari e proceda direttamente al Fatto n. 9]

Quando, anni fa, discutevo con studenti, colleghi e amici dell’opportunità o meno di aprirewww.scenarieconomici.com, la mia posizione su quali sarebbero stati i temi che vi avrebbero trovato spazio era molto ferma: temi di economia internazionale, reale e finanziaria, temi importanti per il governo dell’economia mondiale quali le politiche monetarie e quelle fiscali. E temi di politica economica interna italiana? No, grazie. Certamente temi da discutere con studenti, colleghi e amici, ma non nel ‘dibattito pubblico’, quello tra e sui quotidiani, gli spettacolini televisivi post prandiali, le uscite estemporanee di politici e giornalisti di cui già Giorgio Gaber ci parlava anni e anni fa. Un dibattito pubblico asfittico, tinto di ideologia come in pochi tra i paesi ad alto reddito pro capite, povero di posizioni scientificamente solide collegate alla ricerca, ricco però di luoghi comuni quali quelli che hanno portato il paese al disastro: il ‘piccolo è bello’, le virtù dell’essere ‘radicati sul territorio’, le magnifiche sorti e progressive del ‘made in Italy’,  e avanti così, il tutto mentre la globalizzazione dei mercati e delle culture avanzava trionfante (vedo i miei studenti di tanti anni sorridere mentre leggono questa mia tirata vecchia ormai di decenni!).

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Scenari di cambiamento in Europa?

Penso che oggi sia il giorno buono per mettere a frutto i miei studi giovanili di Scienze Politiche e lasciare a riposo quelli di Economia. Voglio, in altre parole, provare a riflettere sulle dinamiche politiche messe in movimento dalla costituzione di un governo filoeuropeo in Grecia e dagli effetti che ciò potrà avere nel quadro di forte anti-europeismo che accomuna, certo con intensità diverse, tutti gli altri governi, la Commissione europea, la banca centrale. Continue reading “Scenari di cambiamento in Europa?”

FACT # 6: INVESTMENT IS AT THE ROOT OF PRODUCTIVITY AND COMPETITIVENESS. BUT ITALIAN FIRMS DO NOT INVEST

[If you have read ANY of the Facts #1 through #5 of the current series, you have already read the premise. Thus, you should skip it and proceed to read Fact #6 below]

Premise

On October 5, 2014  I decided I should embark on writing a series of short newspaper-like articles with the goal of attracting attention to explanations of the current situation of the Italian economy alternative to the ones offered by the (overwhelmingly neoclassical) austerity lovers. While I had not planned to publish both in Italian and in English, the ‘likes’ I got on the first three pieces in Italian convinced me that I should go the extra mile and publish them in English as well.

Of course, ‘likes’ on socials are not the only reason to publish in English. My preoccupation is that even many foreign colleagues of valor tend to adhere, along with the foreign general public, to judgments about the Italian economy that are not facts at all but, rather, judgments presented as facts. I thought it would be worthwhile to alert colleagues and public alike: when reading austerians, please take what you read cum grano salis, my friends!

And here is Fact # 6.

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Aspettando Tsipras

Estragone e Vladimiro sono in attesa di Godot. Le questioni sono due, dice la critica: situazione di Attesa, con la ‘a’ maiuscola, e identità di Godot. Beckett, ovviamente, reagisce nervosamente a chi gli chiede chi sia questo ‘Godot’: la vita? La luce? Se lo sapessi, dice, lo avrei scritto nel copione!

Beh, con una punta di presunzione possiamo rispondere noi: fino all’altro ieri, 22 gennaio, Mario Draghi era Godot; adesso lo è Alexis Tsipras. Si attendeva luce sul QE, si attende luce sul risultato delle elezioni in Grecia.

Dirò poco su questo tema, deprimente piuttosto che interessante. Solo due punti. Continue reading “Aspettando Tsipras”

Fatto N.8: I governi possono favorire la crescita della produttività, ma da decenni i governi italiani spendono in ricerca e sviluppo meno di quanto spendano i governi degli altri paesi ad alto reddito procapite

Premessa

[Chi avesse letto uno qualsiasi dei primi 7 Fatti, salti questa premessa a piè pari e proceda direttamente al Fatto n. 8]

Quando, anni fa, discutevo con studenti, colleghi e amici dell’opportunità o meno di aprire www.scenarieconomici.com, la mia posizione su quali sarebbero stati i temi che vi avrebbero trovato spazio era molto ferma: temi di economia internazionale, reale e finanziaria, temi importanti per il governo dell’economia mondiale quali le politiche monetarie e quelle fiscali. E temi di politica economica interna italiana? No, grazie. Certamente temi da discutere con studenti, colleghi e amici, ma non nel ‘dibattito pubblico’, quello tra e sui quotidiani, gli spettacolini televisivi post prandiali, le uscite estemporanee di politici e giornalisti di cui già Giorgio Gaber ci parlava anni e anni fa. Un dibattito pubblico asfittico, tinto di ideologia come in pochi tra i paesi ad alto reddito pro capite, povero di posizioni scientificamente solide collegate alla ricerca, ricco però di luoghi comuni quali quelli che hanno portato il paese al disastro: il ‘piccolo è bello’, le virtù dell’essere ‘radicati sul territorio’, le magnifiche sorti e progressive del ‘made in Italy’,  e avanti così, il tutto mentre la globalizzazione dei mercati e delle culture avanzava trionfante (vedo i miei studenti di tanti anni sorridere mentre leggono questa mia tirata vecchia ormai di decenni!). Continue reading “Fatto N.8: I governi possono favorire la crescita della produttività, ma da decenni i governi italiani spendono in ricerca e sviluppo meno di quanto spendano i governi degli altri paesi ad alto reddito procapite”

Signor austero Trichet

Talvolta val la pena ricordare il “Signor austero” Trichet:

Tagli su tagli. Secondo molti economisti c’è un rischio deflazione. Lei che ne pensa? 
“Non credo che questi pericoli possano materializzarsi. Al contrario, l’ancoraggio delle aspettative di inflazione è rimarchevole ed è in linea con i nostri target, meno del 2%, ma vicino al 2%. Ha continuato a resistere anche durante la recente crisi. L’idea che le misure di austerità possano provocare una stagnazione è sbagliata”.

(Intervista a Jean-Claude Trichet, allora Presidente della BCE, a La Repubblica, 16 giugno 2010)

 

It is sometimes useful to remember “Mr. Austerity” Trichet:

One cut after another: many economists say that there is a clear risk of deflation. What are your views on this?

“I don’t think that such risks could materialise. On the contrary, inflation expectations are remarkably well anchored in line with our definition – less than 2%, close to 2% – and have remained so during the recent crisis. As regards the economy, the idea that austerity measures could trigger stagnation is incorrect.”

(Interview with Jean-Claude Trichet, President of the ECB, and La Repubblica, on Wednesday 16 June 2010)