Qualcuno dice cose utili sulla ‘sharing economy’.

Premessa

Lasciate che ricordi ancora una volta a chi ancora legge questi miei pensierini che il mio interesse per la sharing economy è cominciato nel novembre 2015 per una questione di logica: dov’è, mi chiedevo, tutta questa condivisione di cui i giornali vanno parlando? Perché io non ne vedo? In che mondo vivo? Ho dato inizio allora ad una ricerchina che è stata, fino ad ora, più un divertissement che un lavoro di ricerca vero e proprio, ma alcuni piccoli risultati li ho raggiunti, anche grazie alle persone con cui parlo e condivido (!) i miei pensieri prima di pubblicarli.

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Stato e prospettive dell’industria italiana

Convegno di presentazione del Rapporto 2016 Mediobanca-Unioncamere

Politecnico di Milano, 1 dicembre 2016

Introduzione

Questo lavoro di ricerca non è organizzato in forma tradizionale, nel senso che il rapporto tra commento ed evidenza empirica è sbilanciato a favore di quest’ultima. L’evidenza empirica è quella che ho mostrato nel mio intervento di apertura del convegno di cui nel titolo; e i commenti servono ‘solo’ a fornire la traccia logica che lega un grafico all’altro.

L’approccio è comparativo; l’orizzonte temporale di interesse è quello degli ultimi dieci anni circa, cioè dall’inizio della grande recessione (prima e ultima per gli USA, prima di tre per l’Italia); le variabili studiate sono quelle rilevanti a livello di impresa, con la sola eccezione dell’ultimo grafico.

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Tanto tuonò, che piovve

Le previsioni, gli avvenimenti, ulteriori previsioni

Il Federal Open Market Committee della Federal Reserve ha deliberato un aumento del tasso di sconto di 25 punti base. Ha accontentato il presidente eletto Trump? No, la decisione è il risultato della politica monetaria messa in atto finora e delle intenzioni di The Donald sul piano fiscale

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BCE: Diabolico Perseverare

Avevo preparato per oggi un pezzo sulla sharing economy, tema che ho trascurato un poco, ultimamente. Ma poi il comitato di governo della banca centrale europea si è riunito giovedì 8 dicembre e subito dopo il presidente della banca, Mario Draghi, ha letto il relativo comunicato stampa e ha risposto alle domande, sempre più insulse, dei giornalisti presenti. E quindi ho deciso di parlare di politica monetaria. Cosa che farò ancora dopo la riunione del Federal Open Market Committee che si terrà il 13 e 14 dicembre, e si concluderà anch’esso con comunicato stampa e dichiarazioni della presidente Yellen.

L’obiettivo di oggi è dunque formulare delle ipotesi circa gli effetti del diabolico perseverare della bce, annunciato appunto ieri.

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Confusi

2016 12 04

Premessa

C’erano una volta la destra e la sinistra. La destra cercava tagli sempre più consistenti alla spesa pubblica e tasse sempre più basse –per sé, ovviamente, quella che oggi chiamiamo ‘il top 1%’, non per il bottom 99%. La sinistra, all’opposto, parlava relativamente poco di tasse (sempre quelle del top 1%) e voleva molta spesa pubblica. Facile.

      Poi venne Ronald Reagan, e con lui cominciò la confusione. Si, perché fu lui a spiegarci che ‘destra’ e ‘sinistra’ sono concetti che mal si mappano su concetti quali ‘spesa pubblica’, ‘prelievo’, e ‘deficit delle pubbliche amministrazioni’. Avvenne infatti che Reagan lasciò alla Fed, alla cui presidenza era arrivato da poco il durissimo Volcker (oggi e da anni gran consigliere di Obama!), il compito di produrre una recessione feroce allo scopo di ricondurre l’inflazione degli anni settanta sotto controllo; e assunse per sé, cioè per il governo, per la politica fiscale, un ruolo espansivo adottando la combinazione ‘minor prelievo e maggiore spesa’. Cioè disavanzi correnti crescenti. Il che faceva scoppiare la testa alla ‘destra’ tradizionale. E alla sinistra tradizionale, perché lo stimolo derivante all’economia da quel mix di politica fiscale era veramente molto aggressivo, e certo di matrice keynesiana: che si pensava fosse di sinistra. Occorse un po’ di tempo perché si capisse che ‘essere di destra’ non significava più amare i bilanci in pareggio ed essere di sinistra amare i deficit che stimolano l’attività produttiva. Si può spendere sugli armamenti, o si può spendere per i sussidi alle ragazze madri ma, quale che sia la spesa che ti piace, devi spendere.

      Oggi, trentacinque anni dopo l’inizio di quell’esperienza, ci troviamo più confusi che mai. Le differenze sono tante, tra ora ed allora, ma l’immagine di un presidente per altri versi di destra che propone di stimolare l’economia attraverso minor prelievo e maggiore spesa, cioè di fare una cosa di sinistra, continua a destare un interesse profondo. Vediamo perché.

La tesi: il momento è importante perché ci troviamo di fronte alla ‘rotazione’ della politica economica da puramente monetaria, che sta uscendo di scena, ad una prevalentemente fiscale, che sta subentrando.

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